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marzo 2010


ERRATA CORRIGE!
Introduzione alle Opere

Siamo all'inizio dell'Anno Domini 2010.
Ho 70 anni, ero un razionalista agnostico, finché un giorno, 16 o 17 anni fa, mi capitò fra le mani un volume di Maria Valtorta.
Non sapevo chi fosse costei - della quale peraltro faccio sempre un 'ritratto' all'inizio delle mie opere che troverete in questo sito - ma compresi che si trattava di qualcosa di eccezionale, tale da giustificare la fama che questa mistica del Novecento ha acquisito in tutto il mondo cogliendo critiche ma anche consensi lusinghieri, se non entusiastici.
Fu un approccio - il mio - shoccante, in quanto per la prima volta - nella mia vita di razionalista di lungo corso - mi trovai di fronte al Mistero, un mistero in cui Gesù si mostrava quasi giornalmente alla mistica, le mostrava in visione la sua Vita attiva, la 'formava' con continue lezioni che avevano lo scopo di raggiungere gli uomini del 20° secolo, per indurli ad un riavvicinamento a Dio facendo loro conoscere la grandezza e bellezza del Cristianesimo, spiegato in maniera semplice e chiara.
Semplice? Chiara?
Non del tutto, a dire il vero, perché l'Opera della mistica - poi stampata in una quindicina di volumi con parecchie migliaia di pagine, tradotta in numerose lingue - appare, ogni volta che la si legge, sempre più complessa e per tanti aspetti misteriosa.
E' infatti anche un'Opera profetica dove Gesù - e spesso lo Spirito Santo, e Angeli e Santi - parla dei 'tempi ultimi', da non confondere con quelli della fine del mondo, con un linguaggio chiaro ma nello stesso tempo 'velato', come per farci intuire un futuro imminente sul quale l'ultimo velo non può essere ancora tolto.
Allora, nella ventina di opere che ho scritto finora a commento di quelle della mistica, ho cercato di capire, di interpretare e di spiegare.
Capire? Spiegare?
Per l'Opera di Maria Valtorta 'spiegare' mi è stato facile ma il dubbio rimane sempre sul 'capire'.
Che cosa ho capito? Che cosa ho veramente capito?
Ecco la domanda che - dopo aver quasi terminato il mio percorso di studio - comincio, nel fare un consuntivo, a farmi con sempre maggior frequenza.
Nei miei 'commenti' sono innumerevoli i 'rimandi' che io faccio all'Opera originaria, peraltro ben disponibile sul mercato librario.
Sono rinvii che io faccio come per dire: 'Ecco, io la questione la vedo così, ma andate là, in quel libro, in quel capitolo, e cercatevi anche da soli una vostra spiegazione'.
In realtà, per quanto si studi quest'Opera, si scopre che non se ne sa mai abbastanza.
L'interpretazione di un passo, la si trova spesso in due semplici righe di.... duemila pagine avanti quando non di mille pagine indietro.
Per capire, bisognerebbe avere tutta l'Opera in testa, novelli Pico della Mirandola, ma non basterebbe.
Di fronte ad un'Opera altamente ispirata ci vorrebbe una Illuminazione, anche se talvolta pare quasi che il Signore, intenerito dalla buona volontà che vede, si chini su chi la legge - e poi scrive per commentare - per dargli qualche raggio della sua luce.
E' così che, rileggendo e talvolta aiutato anche da amici, mi sono accorto che sarebbe utile per non dire sempre opportuno un ulteriore studio di controllo e rettifica.
Volete un esempio?
La Valtorta aveva un Angelo Custode che la istruiva con apparizioni e straordinarie lezioni: le si era presentato con il nome di Azaria.
Ma poi aveva anche l'assistenza dell'Arcangelo Raffaele che una volta le era apparso conducendola indietro nel tempo, facendole rivivere in visione l'episodio raccontato nel Libro biblico di Tobia.
'Ecco - le aveva detto più o meno l'Arcangelo - ti porto per premio in viaggio con me, indietro nel tempo'.1
Egli prende la mano febbrile della mistica sofferente, la 'trasporta' in un ambiente   completamente diverso, là dove le acque del Tigri scorrevano maestose in una vegetazione lussureggiante, e le dice :'Qui, sono Azaria, il compagno'.
'Ah..., ecco svelato il mistero' - mi ero detto - l'Angelo Azaria che chiamava sempre la 'sua' Maria Valtorta con l'appellativo dolce di 'anima mia', era dunque l'Arcangelo Raffaele, un Arcangelo assegnato come Custode supplementare del tutto speciale alla scrittrice mistica nel momento molto particolare della sua missione, così come l'Arcangelo Raffaele - sotto il nome di Azaria - aveva fatto nel Libro biblico di Tobia per istruire e proteggere il giovane figlio di Tobia in quel suo viaggio pericoloso'.
Tutto chiaro? No, perché la vocina di una amica, profonda conoscitrice dell'Opera valtortiana, un giorno mi ha detto: 'Guarda che ti sbagli. L'Arcangelo Raffaele è sì un Angelo che la aiuta e la assiste ma non è il suo 'Angelo Custode' propriamente detto, cioé non è l'Azaria che dà le sue lezioni alla mistica nel 'Libro di Azaria'.
'Come no! - faccio io, sicuro - mi sembra talmente chiaro! Possibile che si chiamino 'Azaria' entrambi...? Possibile che l'Angelo Custode porti il 'nome di battaglia' dell'Arcangelo Raffaele del Libro di Tobia?.
'Possibile! - mi risponde la mia amica, mandandomi successivamente una e-mail - e vedrai che in quella tal pagina di quel libro2 appaiono alla mistica i tre Arcangeli: Michele, Gabriele, Raffaele e in quell'occasione - una riga, ma una riga importante - Azaria glieli indica, segno che Azaria, il suo Angelo Custode, Colui che lei chiamava 'il suo interno ammonitore', pur avendo lo stesso nome, che significa più o meno 'Aiuto del Signore', non era l'Arcangelo Raffaele'.
Panico! '
'Ma allora - mi sono detto - tutte le volte che io credevo di avere a che fare con Azaria ero convinto che fosse l'Arcangelo Raffaele di Tobia, mentre era l'Azaria custode della Valtorta?'.
Ebbene si! 
E questo mi porta al presente 'ERRATA CORRIGE! - Introduzione alle opere' di cui state ora leggendo avendo cliccato sulla icona della Home Page o su quella della Sezione Opere.
Dovrò quindi correggere quei punti delle mie opere in cui parlando di Azaria (Angelo Custode di Maria Valtorta) lo chiamo anche "l'Arcangelo Raffaele": quello del libro di Tobia.
Lavoro improbo, la revisione, non tanto in questo semplice aspetto quanto dell'intera mia opera perché - a questo punto - mi sorge un interrogativo: 'Ma se mi sono sbagliato qui, quante volte ancora potrei avere sbagliato interpretando e commentando l'Opera della mistica? Quanti anni ancora 'mi restano', dopo averne speso più di una quindicina a scrivere i commenti alle sue opere? Minimo altri quindici? Chissà!'.
Lascio dunque a voi le correzioni, ove ne trovaste, con l'impegno da parte mia - oltre che a ringraziarvi di cuore per la segnalazione - a fare le modifiche nelle mie opere on-line, per quanto il buon Dio vorrà consentirmelo.
Rimane, e qui concludo, un fatto ed una lezione per me salutare.
In Opere di questo genere, Opere ispirate, non si può mai essere certi di aver scoperto la verità. E' una sicurezza che presuppone al fondo un 'fumus' di presunzione, l'anticamera della superbia, cosa molto pericolosa perché è la 'qualità' dominante che a suo tempo aveva provocato - nei Cieli - la battaglia fra gli Angeli di Dio ed i seguaci di Lucifero, con quale esito voi sapete, un esito che gli uomini scontano ancora oggi a causa delle conseguenze del Peccato originale.
La mia è un'opera letteraria, soggetta ad errori umani e quindi a rettifiche nel momento in cui mi accorgessi di aver sbagliato qualcosa.
Quando dunque, aprendo un mio libro, troverete un 'ERRATA CORRIGE!' vorrà dire che ho trovato un qualcosa che sto migliorando o correggendo.
Sant'Agostino, scrittore illuminato, aveva scritto una mole enciclopedica di opere.
Si era  però accorto, sul finire della sua vita che aveva fatto una serie di errori tali da giustificare, per correggerli, un'Opera specifica, che definì con il titolo significativo di 'Retractationes'.
Dovrò scrivere anch'io le mie 'Ritrattazioni'?
Speriamo di no, perché Agostino di Tagaste era un santo e sarà stato certamente perdonato dal Signore, ma ... chi santo non è?

 

                                                                                                           Guido Landolina


1 Maria Valtorta: 'I Quaderni del 1945-1950' - 20 febbraio 1946, pag. 190 - Centro Editoriale Valtortiano

2 Maria Valtorta: 'Libro di Azaria' - 4. Pag. 17 - 17 marzo 1946: Domenica IIa  di Quaresima - Centro Ed. Valtortiano:
Dice Azaria:
«Eccomi, anima mia, per la nostra S. Messa. La bella Messa delle 'voci'.
Non ti parlo da maestro, stando di fronte a te, ma ti cingo le spalle per farti sentire che il Cielo è con te e che tutta questa pace che ti inonda è il Cielo, è il Cielo perché tu sei la piccola voce ubbidiente, e Dio ti ama, ti ama tanto, tanto più ti ama più tu sei disamata dagli uomini. Lo vedi chi c'é con me? I tre arcangeli. Per portarti sempre più in Cielo. Giovanna di Francia non ebbe mai tanto con sé Michele come nell'ora del martirio. Noi non abbandoniamo le 'vittime'. Ci stringiamo ad esse perché in esse rivediamo Cristo e perché esse sono ciò che noi vorremmo essere, per amore. Sono gli olocausti'.»...


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