32. UNA MEDITAZIONE SUL BATTESIMO: UN OLOCAUSTO!   

 

Azaria dice alla mistica che il Signore lo ha inviato a lei per dare conforto al suo spirito visto che lei è stressata fisicamente per la debolezza derivante dal suo stato di salute.
Al fine di renderla sicura del fatto che lei non sarebbe finita ‘in una fossa’, concludendo così per sempre la sua esistenza nel nulla assoluto, ma che invece avrebbe vissuto una Vita eterna in Cristo, e cioè Viva in Paradiso, l’Angelo le illustra l’importanza per lei e per tutti dell’essere battezzati.1
La maggioranza delle persone, interrogate su cosa sia il Battesimo, risponderebbero che '...è una «cerimonia» per essere considerati o riconoscersi come ‘cristiani’.
Altri invece – e sarebbero i più informati – direbbero che ‘…è quel Sacramento che cancella il Peccato originale e ci rende la Grazia’.
Quest’ultima sarebbe già una buona risposta sufficiente per vivere in maniera ‘cattolica’ così da salvarsi, a condizione che alla ‘teoria’ si affianchi la pratica e la buona volontà di comportarsi veramente da cristiani.
Il Battesimo - continua Azaria -  ha tuttavia un significato ancora più profondo che ci fa comprendere quale sia il dono inestimabile che Gesù ha lasciato a chi voglia vivere da cristiano, cioè da suo seguace ed imitatore.
L’immersione del Battezzato nell’acqua battesimale – dice l’Angelo – rappresenta ‘… l’immersione nel patimento di Gesù, nelle sue lacrime, nel suo Sangue, nelle sue umiliazioni, nella sua morte’.
Gesù si è sacrificato per vincere in noi la Morte provocata dal Peccato, lavarcene ridandoci la Grazia e rendendo candide le nostre anime affinché un giorno esse possano entrare in Cielo.
Non basta tuttavia essere ‘battezzati’ ma serve che l’uomo assecondi Gesù o, addirittura, non rischi di attirare su di sé ‘vendetta’ per averne deriso o sprecato il dono incommensurabile fatto da un Dio che per l’uomo si è consumato in terra.
Meditando bene su questo concetto, il cattolico non definirebbe più il Battesimo come una ‘cerimonia’ e non la considererebbe più solo un ‘Sacramento che rende la Grazia e annulla la Colpa’, ma lo vedrebbe tal quale esso è, e cioè: un olocausto del Cristo che si è svenato per dare agli uomini il ‘lavacro’ che lo salva e lo rende capace di comprendere la Sapienza di Dio, di credere e sperare nella Sua Misericordia.

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Poiché l’Angelo ci ha invitato a meditare bene sul Battesimo, cosa possiamo dire anche alla luce di quanto Egli ci ha appena insegnato?

Azaria dice che il rispondere che il Battesimo è quel Sacramento che cancella il Peccato originale e ci rende la Grazia sarebbe già una buona risposta.
San Pietro, in una sua lettera, diceva anche:2

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Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio, messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione; essi avevano un tempo rifiutato di credere, quando la magnanimità di Dio pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l'arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell'acqua. Figura, questa, del battesimo, che ora salva voi; esso non è rimozione di sporcizia del corpo, ma invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo, il quale è alla destra di Dio, dopo essere salito al Cielo e aver ottenuto la sovranità sugli Angeli, i Principati e le Potenze.

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Pietro fa dunque un parallelo fra l'acqua del diluvio che ha salvato Noè  e l'acqua battesimale.
L'acqua del diluvio - spiega Pietro - è 'figura' dell'acqua battesimale che salva.
Perché il ‘battesimo’ - con l’acqua - ci rende cristiani e soprattutto ci salva?
L'acqua battesimaleci rende 'cristiani' e ci dà la Grazia, ma è la fedeltà alla Grazia - nel seguire la Legge - che ci mantiene cristiani, non soltanto di nome ma di fatto. 3
L'acqua di cui parla san Pietro è il Segno del Battesimo che salva, così come l'acqua salvò gli otto componenti della famiglia di Noè. Ma quest'acqua è anche simbolo della Grazia che lava e ripulisce l'uomo morto per il peccato e - grazie ai meriti della crocifissione di Gesù - lo pulisce e lava dalle colpe in cui è caduto.
Quello che dunque rende l'uomo 'cristiano' non è solo il Battesimo  (perchè un cristiano che vive nel peccato non può dirsi 'cristiano', cioè seguace di Cristo) ma il voler rispettare la legge spirituale operando - con la sua volontà, con la sua fatica, con il suo libero arbitrio - una sua seconda 'ricreazione' in Cristo perchè - senza stanchezza - cerchi di vivere e modellarsi sull'esempio e somiglianza di Cristo.
Gesù, sapendoci deboli nella carne e quindi peccatori, ci ha lasciato l'Eucarestia, grande, grandissimo dono perchè, grazie al Sacrificio divino che l'Eucarestia rappresenta,  essa ci riconsacra nuovamente 'templi' in cui può abitare la 'Grazia-Dio', rinnovandoci, risuscitandoci, guariti dopo la morte del peccato.
Cerchiamo dunque di mantenerci non solo cristiani di battesimo ma cristiani di fatto sapendo che come Gesù è morto per salvarci dal Peccato, e poi è risorto, noi - grazie alla morte di Gesù, con l'impegno cristiano e con l'Eucarestia che ci dà l'Acqua che lava, cioè la Grazia - potremo 'resuscitare' e, da cristiani morti, tornare cristiani vivi.
Ma se è la fedeltà alla Grazia che ci rende cristiani, forse uno che non è in Grazia non è cristiano? E come si fa ad essere in 'grazia' a questo mondo? 
E poi che cosa è la Grazia?
Meditiamo ancora.
Dio dette al primo uomo doni naturali, morali e soprannaturali.4
Con i doni naturali la bellezza ed integrità fisica, l'intelligenza, la buona volontà, la capacità di amare.
Con quelli morali dette la soggezione del senso alla Ragione 'Domina', cioè ‘Padrona’, di modo che nella libertà dell'uomo non si potesse insinuare la schiavitù di sensi depravati e di passioni corrotte.
Ma il dono dei doni, soprannaturale, fu la Grazia: santificante, perchè essa ci rende ‘santi’, figli di Dio.
La Grazia è Amore e, quale seme deposto che si sviluppa nel nostro spirito, essa fa crescere rigogliosa la pianta della nostra anima che diventa tanto alta da toccare il Cielo. Perchè il Cielo è Amore e la Grazia è Amore che congiunge il figlio, figlio di Dio, al Padre, come Padre e Figlio sono congiunti in Cielo dall'Amore.
'Padre insegnami ad amare'5 è dunque la preghiera più bella, quella che insegna il 'segreto', che è 'dono', per diventare uni con Dio solo che l’uomo, con la sua buona volontà lo voglia. Vivere 'in grazia' significa imparare - sforzandosi - a vivere nell'Amore che è poi la Luce di Dio.
Per questo Dio vuole ridarci la Grazia, perchè - coltivandola dentro di noi - la facciamo crescere 'di nostra iniziativa' e, amore per Amore, aumentiamo - di nostra iniziativa -  l'Amore di Dio.
Come i fiumi vanno al mare - e l'acqua del mare evapora, si trasforma in pioggia che accresce ed alimenta le acque dei fiumi che continuano ad andare al mare - così fanno, nella Comunione degli Spiriti, le anime dei 'santi' che, vissute in 'grazia', accresciute in amore per i  propri meriti, si trasformano in 'vapore di amore'  che sale al Cielo, vapore spirituale che si fonde con lo Spirito di Dio che è Amore, che accresce l'Amore di Dio che viene a sua volta riversato sulle anime amanti di quelli che saranno i nuovi santi, in un ciclo continuo di Amore che non ha fine perchè è infinito, perchè è l'Amore di Dio Infinito.


1 M.V.: 'Libro di Azaria' - Cap. 23 - 21 luglio 1946 - Centro Editoriale Valtortiano

2 La Bibbia: 1a lettera S. Pietro: 3, 18-22

3 G.L.: ‘Alla ricerca del Paradiso perduto’ – Cap. 56 – Edizioni Segno,1997 – vedi anche sito internet dell’autore

4 G.L.: ‘Alla ricerca del Paradiso perduto’ – Cap. 57 – Edizioni Segno,1997 – vedi anche sito internet dell’autore

5 G.L.: ‘Alla ricerca del Paradiso perduto’ – Cap. 112 – Edizioni Segno,1997 – vedi anche sito internet dell’autore