CAP.14

IL 'RIPOSO' DEL SETTIMO GIORNO.

 

14.1 Una Terra che avrebbe dovuto essere un luogo di culto, un altare dedicato a Dio-Creatore.

Segretario: Con gli ultimi versetti di Genesi che abbiamo analizzato1 il racconto sui sei giorni della creazione si é dunque concluso con queste parole: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno».
Cosa aveva mai fatto Dio di tanto 'buono'?
L'universo era stato creato dal nulla insieme al globo terraqueo inizialmente informe, la superficie del nostro pianeta era stata poi progressivamente consolidata, l'aria era stata  purificata dai gas venefici e l'ambiente era stato trasformato sino a renderlo vivibile e climaticamente gradevole con un sole reso caldo e luminoso.
L'uomo e la donna - gli ultimi venuti della specie dei 'mammiferi' ma dotati di anima spirituale e fatti ad immagine e somiglianza di Dio - erano stati essi pure creati dal nulla, mentre il cibo - rigorosamente vegetariano, poiché Dio non gradiva spargimenti di sangue - era stato messo con abbondanza a disposizione di uomini ed animali: ad ogni animale vivente un cibo vegetale adatto alle sue particolari necessità fisiologiche.
Il successivo secondo capitolo di Genesi inizia con i seguenti versetti che sembrano ribadire il precedente concetto finale del primo capitolo sulla conclusione dell'azione creativa di Dio:2

Così furono por­tati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.
Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro.
Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro
che egli creando aveva fatto.

La Genesi precisa infatti qui che - essendo terminato con l'inizio del settimo giorno il lavoro creativo di Dio - Egli può finalmente sospendere la propria attività 'consacrando' tale ultimo giorno, vale a dire dedicandolo alla glorificazione - da parte dell'uomo - dell'Opera creativa fatta dal Signore a specifico uso e consumo dell'uomo stesso.
Sembra qui di trovarsi di fronte quasi ad un 'congedo' con il lettore, quasi non ci fosse più nulla da aggiungere.
Volendo utilizzare un antropomorfismo, possiamo immaginarci Dio come una 'scalatore' che - giunto finalmente in cima alla vetta - può finalmente riposarsi voltandosi soddisfatto verso il basso a rimirare  il cammino percorso lungo il quale ha lasciato una splendida natura con tutte le schiere dei viventi.
Tuttavia - dopo questi primi tre versetti iniziali del secondo capitolo, che sembrerebbero 'conclusivi' - il racconto sulla creazione riprende.
Quello del secondo capitolo appare però a taluni critici come una seconda versione della quale viene messa in dubbio l'autenticità...

Alfredo Terino:3 Certi studiosi vedono nel Cap. 1 della Genesi un racconto demitizzato, mentre nel Cap. 2 vedono, al contrario, uno scritto spiccatamente mitico, antropomorfico, nettamente distaccato e diverso dal Cap. 1.
Per questi studiosi, il Cap. 2 (2,4b25) affronta gli stessi temi del Cap. 1 (1,1-2,4a) ma in modo diverso; invece di un unico racconto della creazione ce ne sarebbero due paralleli.
Nel cap. 2, poi, ci sarebbero delle contraddizioni flagranti... La prima cosa da dire è che i due capitoli non sono paralleli...
L'elemento più importante, la creazione dell'uomo, descritto in tutti e due i capitoli, più che un parallelismo illustra una complementarietà.
Nel primo capitolo tale momento creativo viene descritto in termini generali, come atto culminante di tutta la Creazione: «Così Dio creò l'uomo a sua immagine (...) Li creò maschio e femmina».
 Nel secondo capitolo viene precisato che l'uomo è stato creato prima della donna; in aggiunta viene descritto il modo in cui sono stati creati (...)
Mentre il primo capitolo vuole descrivere tutti gli atti creativi, il secondo si concentra sulla creazione dell'uomo soltanto, ampliandone la descrizione.
Non si tratta quindi né di parallelismo né di doppione, ma di complementarietà in un'unica storia.

Segretario: Sentiamo allora cosa dice F. Crombette...

F. Crombette: Dei versetti 1, 2 e 3 del capitolo II della Genesi, vediamo il testo ebraico:

i

Ossia, in testo chiaro: E dopo, avendo ultimato di porre con cura ciò che è sospeso in moto circolare intorno ai cieli e poi la terra che stà sotto con tutti i suoi abitanti, i suoi luoghi convenientemente ornati, Ehélohidjm disse: "Nella settima generazione prodotta Io manterrò potentemente in questo stato le generazioni che sono riunite in masse numerose e che sono soddisfatte da parte loro di cibo.  Io cesserò di aggiungere cose nuove". 
Egli disse: "Nella settima generazione emessa Io compirò la riproduzione delle generazioni potentemente mantenute in questo stato e che sono riunite in massa, soddisfatte da parte loro di cibo". 
Saggiamente Ehélohidjm, operando magnificamente, stabilì che nella settima generazione emessa era conveniente consacrare un giorno fissato per il sacrificio, e stabilì che questo giorno sarebbe stato il settimo; il motivo di questa assemblea era ciò che Ehélohidjm aveva fatto per mezzo della Parola: compiere la riproduzione e mantenere potentemente in questo stato le generazioni che sono riunite in massa.

Così..., Dio non è rimasto inattivo il settimo "giorno", come si è creduto: Egli ha semplicemente cessato di produrre delle cose nuove; ma la Sua azione è proseguita sotto un doppio aspetto; innanzitutto, mantenendo la creazione nello stato in cui l'aveva messa, azione conservatrice e provvidenziale, e provvedendo a tutti i bisogni; poi, azione riproduttrice che sviluppa ciò che esiste e che dà alle creature una sorta di partecipazione, tramite il Verbo, alla facoltà che ha Dio di riprodursi: "Io che apro il grembo materno, non farò partorire?" dice il Signore.  "Io che faccio generare, chiuderei il seno?" dice il tuo Dio (Isaia 66,9)". 
E ciò che Dio ha voluto ricordare santificando il settimo giorno, non è il Suo preteso riposo ma, al contrario, tutto ciò che ha fatto e fa ancora. 
Notiamo la maniera curiosa in cui gli Ebrei esprimevano la cifra 7 e che era: quanto misurano le estremità del dado.  In effetti questo oggetto da gioco presenta sempre 7 punti sulle sue facce opposte: 6+1 - 5+2 - 4+3, e questa constatazione fa risalire il gioco dei dadi a più di 3000 anni fa.

 

14.2 Stiamo forse noi vivendo nel 'riposo' del settimo 'giorno'?

Segretario: Quando le parafrasi di F. Crombette differiscono così dal testo ufficiale della Genesi non posso che pormi degli interrogativi sulla giustezza di alcune sue decrittazioni, ciò non di meno egli sembra qui dare una spiegazione abbastanza interessante.
Il settimo giorno, lungi dall'essere un riposo 'ozioso', sarebbe dunque dedicato ancor oggi ad una continua attività di mantenimento in vita da parte di Dio della Creazione stessa e della Terra in particolare, una terra tuttavia che gli uomini dovrebbero considerare come un vero e proprio luogo di culto, una sorta di altare sul quale rendere gloria al Dio-Creatore e munifico.
In sostanza - se così fosse da intendere - noi staremmo vivendo nella settima fase di 'manutenzione', o forse di quella che gli antichi Padri della Chiesa usavano chiamare la 'settimana universale'.
Essi ritenevano che - così come la Creazione era stata fatta in sette 'giorni' - altrettante sarebbero state le epoche che ne avrebbero caratterizzato la durata prima della sua fine, in attesa della resurrezione dei corpi dell'ottavo 'giorno', in cielo. Non sfugge peraltro ad un osservatore attento la necessità che la Creazione debba essere continuamente mantenuta in vita.
Se venisse meno anche una sola delle varie leggi fondamentali della fisica che regolano la vita dell'universo, si annienterebbe all'istante l'universo intero.
E' infatti un mistero come possa fare il creato materiale - con il movimento di galassie, astri, pianeti che saettano e ruotano nel vuoto secondo precise leggi matematiche e fisiche che paiono immutabili - a 'rimanere in aria' senza 'cadere' o disintegrarsi.
Se è stato un 'lavoro' il creare l'universo come tale, non deve essere di poco conto neanche il lavoro per mantenerlo in efficienza prima che giunga il momento di 'rottamarlo'.
Inoltre é incomprensibile come faccia il principio vitale che anima il mondo vegetale ed animale a rimanere tale.
Dire ad esempio che il 'principio vitale' si mantiene tale perché si trasmette con la riproduzione della specie sarebbe solo un fermarsi alla superficie del fenomeno senza poterne penetrare le cause profonde.
Ciò detto, mi sembra dunque che - nei contenuti - F. Crombette dia ragione a quanto pensava A. Terino circa la complementarietà di questo testo del secondo capitolo con il racconto del primo.
Non ricavo peraltro l'impressione che la 'parafrasi' dei monosillabi copti fatta da Crombette - ancorché diversa dalla traduzione ufficiale - vada 'contro' la sostanza di quest'ultima, quanto piuttosto che ne dia una spiegazione più dettagliata che rende la Genesi ancora più 'credibile', anche e soprattutto rispetto a quei teologi, anche di fama, che - come osservato da Alfredo Terino - tendono addirittura a svilire questo secondo racconto presentandolo come una sorta di aggiunta mitica, insomma, come un 'falso'.
Ma in questo secondo capitolo il racconto di Genesi continua con questi successivi versetti:

Queste le origini del cielo e della terra quando vennero creati.
Quando il Signore fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore non aveva fatto piovere sulla Terra e nessuno lavorava il suolo
e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il suolo

Anche questa sembra essere una continuazione dei precedenti versetti che integra e ricorda alcuni aspetti della creazione menzionati nel primo capitolo, come faccio talvolta io quando riepilogo con voi le cose già discusse per non perdere il filo del discorso. E' come se il 'Dio-scalatore' - guardando dall'alto del monte la sua opera ed il cammino percorso e vedendo là in basso il continente unico di Pangea a forma di fiore, circondato dal mare azzurro, quella terra verde e rigogliosa, piena di monti con cime imbiancate, valli, fiumi e foreste lussureggianti, una terra piena di vita - riandasse col pensiero a quanto sterile e 'morta' essa fosse stata invece all'inizio, quando non esisteva vegetazione nè la minima traccia di una pioggia che ne consentisse la crescita.
Quella della terra senza cespugli e senza pioggia, qui descritta, poteva essere forse la situazione in essere nella fase del secondo giorno creativo al quale abbiamo oggi accennato all'inizio e di cui abbiamo diffusamente parlato ieri.
In quella fase - dopo la separazione delle acque dell'alto e del basso con l'emersione delle terre asciutte - l'unica acqua che scendeva dal cielo non era ancora quella benefica e leggera della pioggia ma quella catastrofica dell'anello acqueo che - prima della creazione della vegetazione - Dio faceva precipitare con violenza sulla superficie rocciosa del pianeta allo scopo di 'martellarla' e 'triturarla' per renderla 'malleabile' e consentirne la successiva trasformazione. 5
Tutto ciò - come già accennato - allo scopo di creare spesse masse di sedimenti che avrebbero permesso successivamente il 'plissettamento' della superficie, cioé il suo corrugamento orografico con la formazione di catene montuose, valli, alvei per fiumi e di un ambiente di terreno favorevole alla nascita e sviluppo della vegetazione ed alla successiva coltivazione da parte dell'uomo.


1 Gn 1,29-31

2 Gn 2, 1-3

3 A. Terino, teologo: 'Le origini - Bibbia e mitologia' - Cap. VIII pagg. 108/109 -  Gribaudi Editore

4 - Gn 2, 4a-4b-5-6

5 - F.Crombette: 'La revelation de la Revelation' (La Genesi)  - Tomo I, n° 42.351, Pag.159 e seguenti - vedi sito internet Ceshe-Italia: http:digilander.libero.it/crombette
- Wolf: 'Les hypothèses cosmogoniques' - 2a Ed., p.189. Gauthier-Villars, Parigi, 1886
- G.Landolina: 'La Genesi biblica...' - Vol. II, Capp. 3,4,5 - Ed. Segno 2006 - o: http://www.ilcatecumeno.net