(D. Ruotolo: 'La Sacra Scrittura - Giobbe', Cap. VI - Apostolato Stampa, Napoli)
(M. Valtorta: 'I Quaderni del 1943', pagg. 459/463 e 475/486 - Centro Ed. Valtortiano)

18. Il Purgatorio(continua)

18.1 – Se contravvenendo alla Legge contravvenite all’Amore, allora bisogna espiare col dolore

Avevamo detto l' ultima volta che Elifaz aveva chiuso la sua 'filippica' contro Giobbe dicendogli di pensarci un po' bene a quello che lui – anche per conto degli altri due amici - gli aveva detto. E fa per andarsene…
Ma Giobbe non se lo fa ripetere due volte e prima che l' altro giri le spalle gli risponde subito che se si mettessero sui due piatti della bilancia da un lato i suoi peccati che gli han fatto meritare l' ira del Signore e dall' altro le sue disgrazie, il peso di queste ultime farebbe sprofondare il piatto.
Per questo - egli precisa - le sue parole sono piene di dolore, e non di rabbia verso il Signore come gli altri han pensato.
Anzi piuttosto che voler offendere Dio egli preferirebbe essere schiacciato dal dolore.
Chiarito questo aspetto, Giobbe non può quindi far a meno di rimproverare ai tre  - che lo stavano già piantando lì in asso - che di ‘amici’ come loro è meglio perderne che trovarne perchè essi sono come quei torrenti che d' inverno, quando l' acqua non serve a nessuno, sono in piena e d' estate - quando tutti ne avrebbero più bisogno - sono in secca.
Essi sono venuti a trovarlo ma al vederlo sono  inorriditi e l' hanno ricoperto di accuse e rimproveri. Ma non è stato lui a dirgli di venire nè tantomeno essi si devono sentire in ‘dovere’ di mettere le mani avanti colpevolizzandolo, perchè lui - a loro - non ha chiesto nè soldi nè altro.
Se loro ritengono di aver delle ragioni da far valere - ma non pretesti per recriminare…! - ebbene che le facciano valere e parlino con spirito di verità. Ma così come stanno facendo essi uccidono un uomo morto.
‘Quindi - conclude Giobbe - state a sentire anche la mia 'campana', ragioniamo tutti insieme con calma e poi vedrete che anche voi converrete sul fatto che io non sono stato con le mie parole nè ingiusto nè tantomeno stolto’.

Me ne sto un poco a riflettere su questo discorso di Giobbe, scritto – nel libro di Giobbe - secondo lo stile di linguaggio caratteristico di quell’ epoca ma che concettualmente potremmo sentir ripetere pari pari da un uomo ‘moderno’ dei nostri tempi senza che perda la sua ‘attualità’.
Rilevo poi, dando una scorsa all' Indice dei capitoli del 'Giobbe' di don Dolindo Ruotolo, che quest’ ultimo, nel commentare capitolo per capitolo - commento frutto di profonda meditazione ed acuta introspezione psicologica - vede pressocchè costantemente in Giobbe, colpito dalla Giustizia di Dio come egli si crede, la figura di Cristo.
Anch' egli vittima innocente datasi per riscattare gli uomini dal dominio di Satana: un Cristo incompreso ed abbandonato persino dai suoi amici e apostoli e considerato lui stesso un colpevole.
Ma il Ruotolo vede in Giobbe anche il simbolo delle anime che soffrono in Purgatorio che - di fronte alla piena coscienza di quello che è l' Amore di Dio ed alla piena consapevolezza di quelle che sono state le loro mancanze d' amore verso Dio stesso, preferirebbero – come ha detto Giobbe -  essere esse stesse schiacciate dal dolore piuttosto che non espiare per amore, per essere alla fine degne dell'amore del Padre, ma che anche soffrono terribilmente nel vedere come i loro 'amici', e cioè i viventi,  si comportino nei loro confronti come quei torrenti del deserto che sono in piena d'inverno ma in secca d' estate, cioè pieni di premure inutili quando essi erano in vita, e assolutamente immemori adesso che esse avrebbero bisogno del loro conforto e delle loro preghiere, per soffrire meno e ascendere più velocemente.
Ecco, rifletto e mi dico che questo è un argomento veramente 'centrale' per me che, direi quasi per costituzione 'mentale' - non riesco a ‘familiarizzarmi’ con la preghiera che mi sembra una recitazione vuota di formule, vuota anche perché io non riesco a vederla ‘finalizzata’ a qualche cosa di ‘concreto’.

Mi dico allora che val proprio la pena, sul Purgatorio, di saperne qualcosa di più.
Andiamo a prendere ancora lo Zoffoli? No? Dite che è meglio la Valtorta? Cioè il Gesù della Valtorta?
Allora andiamo…: 'Quaderni 1943, dettato del 21 ottobre' , cioè quattro giorni dopo il precedente, ecco qui il seguito:

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21 ottobre
Dice Gesù:
Riprendo l' argomento delle anime accolte nel Purgatorio.
Se tu hai afferrato il senso completo delle mie parole, non importa. Queste sono pagine per tutti, perchè tutti hanno nel Purgatorio degli esseri cari e quasi tutti, con la vita che conducono, sono destinati a sostare in quella dimora. Per gli uni e per gli altri continuo dunque.
Ho detto che le anime purganti non soffrono che per l' amore ed espiano con l' amore.
Ecco le ragioni di questo sistema di espiazione.
Se voi, uomini irriflessivi, considerate attentamente la mia Legge nei suoi consigli e nei suoi comandi, vedete che essa è tutta imperniata sull' amore. Amore verso Dio, amore verso il prossimo.

Nel primo comandamento Io, Dio, mi impongo al vostro amore riverenziale con tutta la solennità che è degna della mia Natura rispetto alla vostra nullità: 'Io sono il Signore Iddio tuo'.
Troppe volte ve ne dimenticate, o uomini che vi credete dèi e, se non avete in voi uno spirito vivificato dalla grazia, altro non siete che polvere e putredine, animali che all' animalità unite l' astuzia dell' intelligenza posseduta dalla Bestia, che vi fa commettere opere da bestie, peggio che da bestie: da demoni.
Ditevelo mattina e sera, ditevelo a mezzogiorno e a mezzanotte, ditevelo quando mangiate, quando bevete, quando andate a dormire, quando vi svegliate, quando lavorate, quando riposate, ditevelo quando amate, ditevelo quando contraete amicizie, ditevelo quando comandate e quando ubbidite, ditevelo sempre: 'Io non sono Dio. Il cibo, la bevanda, il sonno, non sono Dio. Il lavoro, il riposo, le occupazioni, le opere del genio, non sono Dio. La donna, o peggio: le donne, non sono Dio. Le amicizie non sono Dio. I superiori non sono Dio. Uno solo è Dio: E' il Signore mio che mi ha dato questa vita perchè con essa mi meriti la Vita che non muore, che mi ha dato vesti, cibi, dimore, che mi ha dato il lavoro perchè mi guadagni la vita, la genialità perchè testimoni d' essere il re della terra, che mi ha dato capacità d' amare e creature da amare 'con santità' e non con libidine, che mi ha dato il potere, l' autorità perchè ne faccia mezzo di santità e non di dannazione. Io posso divenire simile a Lui perchè Egli l' ha detto: 'Voi siete dèi', ma solo se vivo la sua Vita, ossia la sua Legge, ma solo se vivo la sua Vita, ossia il suo Amore. Uno solo è Dio: Lui. Io sono il suo figlio e suddito, l' erede del suo Regno. Ma se diserto e tradisco, se mi creo un regno mio in cui voglio umanamente essere re e dio, allora perdo il Regno vero e la mia sorte di figlio di Dio decade e si degrada a quella di figlio di Satana, poichè non si può contemporaneamente servire l' egoismo e l' amore, e chi serve il primo serve il Nemico di Dio e perde l' Amore, ossia perde Dio.
Levate dalla mente e dal vostro cuore tutti i bugiardi dèi che vi siete messi, cominciando dal dio di fango che siete voi quando non vivete in Me. Ricordatevi che cosa mi dovete per tutto quanto vi ho dato - e più vi avrei dato se voi non aveste legato le mani al vostro Dio col vostro metodo di vita - cosa vi ho dato per la vita di ogni giorno e per la vita eterna. Per questa, Dio vi ha dato suo Figlio, acciò fosse immolato come agnello senza macchia e lavasse col suo Sangue i vostri debiti e non facesse così ricadere, come nei tempi mosaici, le iniquità dei padri sui figli sino alla quarta generazione dei peccatori, che sono 'coloro che mi odiano', poichè il peccato è offesa a Dio e chi offende odia.
Non alzate altri altari a dèi non veri. Abbiate, e non tanto sugli altari di pietra, ma sull' altare vivo del vostro cuore, solo ed unico il Signore Iddio vostro. A Lui servite e porgete culto vero di amore, di amore, di amore, o figli che non sapete amare, che dite, dite, dite parole di preghiera, parole soltanto, ma non fate dell' amore la vostra preghiera, l' unica che Dio gradisca.
Ricordate che un vero palpito d' amore, che salga come nube di incenso dalle fiamme del vostro cuore innamorato di Me, ha per Me un valore infinitamente più grande di mille e mille preghiere e cerimonie fatte col cuore tiepido o freddo. Attirate la mia Misericordia col vostro amore. Se sapeste come è attiva e grande la mia misericordia con chi mi ama! E' un' onda che passa e lava quanto in voi costituisce macchia. Vi dà candida stola per entrare nella Città santa del Cielo, nella quale splende come sole la Carità dell' Agnello che si è fatto immolare per voi.

Non usate il nome santo per abitudine o per dar forza alla vostra ira, per sfogare la vostra impazienza, per corroborare le vostre maledizioni. E sopratutto non applicate il termine 'dio' a creatura umana che amate per fame di sensi o per culto di mente. A Uno solo va detto quel Nome. A Me. E a Me deve essere detto con amore, con fede, con speranza. Allora quel Nome sarà la vostra forza e la vostra difesa. Il culto di questo nome vi giustificherà, perchè chi opera mettendo a sigillo delle sue azioni il Nome mio non può commettere azioni malvagie. Parlo di chi agisce con verità, non dei mentitori che cercano coprire se stessi e le loro opere col fulgore del mio Nome tre volte santo. E chi cercano di ingannare? Io non sono soggetto ad inganno, e gli uomini stessi, a meno che non siano dei malati di mente, dal confronto delle opere dei mentitori col loro dire comprendono che sono dei falsi e ne provano sdegno e schifo.

Voi che non sapete amare altro che voi stessi e il vostro denaro, e vi pare perduta ogni ora che non sia dedicata ad accontentare la carne o ad impinguare la borsa, sappiate, nel vostro godere o lavorare da ingordi e da bruti, mettere una sosta che vi dia modo di pensare a Dio, alle sue bontà, alla sua pazienza, al suo amore.
Dovreste, lo ripeto, avermi sempre presente qualunque cosa facciate; ma poichè non sapete operare conservando lo spirito fisso in Dio, cessate, una volta alla settimana, di operare per pensare unicamente a Dio.
Questa, che vi può parere legge servile, è invece prova di come Dio vi ama. Lo sa il vostro buon Padre che siete macchine fragili che si usurano nell' uso continuo e ha provveduto alla vostra carne, anche a quella poichè è essa pure opera sua, dandovi comando di farla riposare un giorno su sette per dare ad essa giusto ristoro. Dio non vuole le vostre malattie.
Foste rimasti suoi figli, proprio suoi, da Adamo in poi, non avreste conosciuto le malattie. Sono queste frutto delle vostre disubbidienze a Dio, insieme al dolore e alla morte; e come fungaia sono nate e nascono sulle radici della prima disubbidienza: quella d' Adamo, e rampollano le une dalle altre , tragica catena, dal germe che vi è rimasto in cuore, dal veleno del Serpente maledetto che vi dà febbri di lussuria, di avarizia, di gola, di accidia, di imprudenze colpevoli.
Ed è imprudenza colpevole il voler forzare il vostro essere a continuo lavoro per guadagno, come lo è il volere supergodere per la gola o del senso per non contentarvi del cibo necessario alla vita e della compagna necessaria alla continuazione della specie, ma saziandovi oltre misura come animali da pantano e spossandovi e avvilendovi come - anzi, non come bruti, i quali non sono simili ma superiori a voi nel connubio al quale vanno ubbidendo alle leggi di ordine - ma avvilendovi peggio dei bruti: come dei demoni che disubbidiscono alle leggi sante dell' istinto retto, della ragione e di Dio.

Il vostro istinto voi lo avete corrotto ed esso ormai vi conduce  a preferire pasti corrotti, formati da lussurie nelle quali profanate il corpo vostro: opera mia;  l' anima vostra: capolavoro mio; e uccidete embrioni di vite negandole alla vita, perchè le sopprimete anzitempo volontariamente e attraverso le vostre lebbre che sono veleno mortale alle vite sorgenti.
Quante sono le anime che un vostro appetito sensuale chiama dal Cielo e alle quali voi chiudete poi le porte della vita? Quante quelle che giungono appena al termine, e vengono alla luce morenti o già morte, e alle quali precludete il Cielo? Quante quelle alle quali voi imponete un peso di dolore, che non sempre possono portare, con una esistenza malata, marcata da morbi dolorosi e vergognosi? Quante quelle che non possono resistere a questa sorte di martirio non voluto, ma apposto da voi come un marchio a fuoco sulla carne, che avete generato senza riflettere che, quando si è corrotti come sepolcri pieni di putredine, non è lecito generare dei figli per condannarli al dolore e al ribrezzo della società? Quante quelle che, non potendo resistere a questa sorte, si suicidano?
Ma che credete voi? Che Io le dannerò per questo loro delitto contro Dio e se stesse? No. Prima di loro, che peccano contro due, vi siete voi che peccate contro tre: contro Dio, contro voi stessi e contro gli innocenti che generate per portarli alla disperazione. Pensatelo. Pensatelo bene. Dio è giusto, e se pesa la colpa pesa anche le cause della colpa. E in questo caso il peso della colpa alleggerisce la condanna del suicida, ma carica la condanna di voi, veri omicidi delle vostre creature disperate.

In quel giorno di riposo che Dio ha messo nella settimana, e vi ha dato l' esempio suo di riposo - pensate, Lui: l' Agente infinito, il Generante che da Se stesso si genera continuamente, Lui vi ha mostrato il bisogno di riposo, per voi lo ha fatto, per esservi Maestro nella vita. E voi, trascurabili potenze, volete non tenerne conto quasi foste più potenti di Dio! - in quel giorno di riposo per la vostra carne che si spezza sotto fatica eccessiva, sappiate occuparvi dei diritti e doveri dell' anima.
Diritti: alla Vita vera. L' anima muore se è tenuta separata da Dio. La domenica datela all' anima vostra - poichè non sapete farlo tutti i giorni e tutte le ore - perchè in essa domenica essa si nutra della Parola di Dio, si saturi di Dio, per avere vitalità durante gli altri giorni di lavoro. Così dolce il riposo della casa del padre ad un figlio che il lavoro ha tenuto lontano per tutta la settimana! E perchè voi questa dolcezza non la date all' anima vostra? Perchè insozzate questo giorno con crapule e libidini, invece di farne una tersa luce per beatitudine vostra di ora e di poi?

E, dopo l' amore per chi vi ha creato, l'amore a chi vi ha generato e a chi vi è fratello.
Se Dio è Carità , come potete dire di essere in Dio se non cercate di somigliarlo nella carità? E potete dire di somigliarlo se amate Lui solo e non gli altri creati da Lui?
Sì, che Dio va amato più di tutti, ma non può dire di amare Dio chi spregia di amare coloro che Dio ama.
Amate dunque per primi quelli che per avervi generato sono i creatori secondi del vostro essere sulla terra. Il Creatore supremo è il Signore Iddio, che forma le vostre anime e, padrone come è della Vita e della Morte, permette il vostro venire alla vita. Ma creatori secondi sono quelli che di due carni e di due sangui fanno una nuova carne, un nuovo figlio di Dio, un nuovo futuro abitante dei Cieli. Perchè è per i Cieli che siete creati, perchè è per i Cieli che dovete vivere sulla terra.
Oh! sublime dignità del padre e della madre! Episcopato santo, dico con parola ardita ma vera,  che consacra un nuovo servo a Dio col crisma di un amore coniugale, lo lava col pianto della genitrice, lo veste col lavoro del padre, lo rende portatore della Luce infondendo la conoscenza di Dio nelle menti pargole e l' amore di Dio nei cuori innocenti. In verità vi dico che di poco inferiori a Dio sono i genitori solo per il fatto di creare un nuovo Adamo. Ma che poi, quando i genitori sanno fare del nuovo Adamo un nuovo piccolo Cristo, allora la loro dignità è appena di un grado inferiore a quella dell' Eterno.
Amate dunque di amore unicamente inferiore a quello che dovete avere per il Signore Iddio vostro, il padre e la madre vostra, questa duplice manifestazione di Dio che l' amore coniugale fa divenire una 'unità'. Amatela perchè la sua dignità e le sue opere sono le più simili a quelle di Dio per voi: sono essi genitori i vostri terreni creatori, e tutto in voi li deve venerare per tali.
E amate la vostra prole, o genitori. Ricordate che ad ogni dovere corrisponde un diritto e che, se i figli hanno il dovere di vedere in voi la dignità più grande dopo Dio e di darvi l' amore più grande dopo quello totale che va dato a Dio, voi avete anche il dovere di essere perfetti per non sminuire il concetto e l' amore dei figli verso di voi.
Ricordatevi che generare una carne è molto, ma è niente nello stesso tempo. Anche gli animali generano una carne e molte volte la curano meglio di voi. Ma voi generate un cittadino dei Cieli. Di questo vi dovete preoccupare. Non spegnete la luce nelle anime dei figli, non permettete che la perla dell' anima dei figli vostri prenda l' abitudine al fango, perchè essa abitudine non la spinga a sommergersi nel fango. Date amore, amore santo ai figli vostri, e non stolte cure alla bellezza fisica, alla cultura umana. No. E' la bellezza della loro anima, l' educazione del loro spirito, quella che dovete curare.
La vita dei genitori è sacrificio come quella dei sacerdoti e dei maestri convinti della loro missione. Tutte e tre le categorie sono di 'formatori' di ciò che non muore: lo spirito; o la psiche, se più vi piace. E dato che lo spirito sta alla carne nella proporzione di 1000 a 1, considerate a quale perfezione dovrebbero attingere i genitori, maestri e sacerdoti, per essere veramente quali dovrebbero. Dico 'perfezione'. Non basta 'formazione'. Devono formare gli altri, ma per formarli non deformi devono modellarli su un perfetto modello. E come possono pretenderlo se sono imperfetti essi stessi? E come possono divenire perfetti essi stessi se non si modellano sul Perfetto che è Dio? E cosa può rendere capace l' uomo di modellarsi su Dio? L' amore. Sempre l' amore. Siete ferro grezzo e informe. L' amore è la fornace che vi purifica e scioglie e vi fa fluidi per colare attraverso le vene soprannaturali nella forma di Dio. Allora sarete i 'formatori' altrui: quando vi sarete formati sulla perfezione di Dio.
Molte volte i figli rappresentano il fallimento spirituale dei genitori. Si vede attraverso ai figli ciò che valevano i genitori. Chè, se è vero che talora da genitori santi nascono figli depravati, questa è l' eccezione. Generalmente uno almeno dei genitori non è santo e, dato che vi è più facile copiare il male che il bene, il figlio copia il men buono. E' anche vero che talora da genitori depravati nasce un figlio santo. Ma anche qui è difficile che ambedue i genitori siano depravati. Per legge di compenso il più buono dei due  è buono per due e con preghiere, lacrime e parole, compie l' opera di tutti e due formando il figlio al Cielo.
Ad ogni modo, o figli, quali che siano i vostri genitori Io vi dico: 'Non giudicate, amate soltanto, perdonate soltanto, ubbidite soltanto, fuorchè in quelle cose che sono contrarie alla mia Legge. A voi il merito dell' ubbidienza, dell' amore e del perdono, del perdono di voi figli, Maria, che accelera il perdono di Dio ai genitori, e tanto più l' accelera quanto più è perdono completo; ai genitori la responsabilità e il giusto giudizio, sia riguardo a voi, sia per quanto spetta a Dio, di Dio, unico Giudice'.

Superfluo è spiegare che uccidere è mancare all' amore. Amore verso Dio, al quale levate il diritto di vita e di morte verso una sua creatura e il diritto di Giudice. Solo Dio è Giudice e Giudice santo e, se egli ha concesso all' uomo di crearsi dei consessi di giustizia per mettervi un freno sia nel delitto che nella punizione, guai a voi se, come mancate alla Giustizia di Dio, mancate alla giustizia dell' uomo erigendovi a giudice di un vostro simile, che ha mancato o credete che vi abbia mancato.
Pensate, o poveri figli, che l' offesa, che il dolore, sconvolgono mente e cuore, e che l' ira e lo stesso dolore mettono un velo alla vostra vista intellettuale, velo che vi preclude la visione della verità vera e della carità quale Dio ve la presenta perchè su di essa sappiate regolare il vostro anche giusto sdegno e non farne, con troppo spietata condanna, un' ingiustizia. Siate santi anche mentre l' offesa vi brucia. Ricordatevi di Dio soprattutto allora.
E voi pure, giudici della terra, siate santi. Avete per le mani gli orrori più vivi dell' umanità. Scrutateli con occhio e mente intrisi di Dio. Vedete il 'perchè' vero di certe 'miserie'. Pensate che se anche sono vere 'miserie' della umanità che si degrada, molte sono le cause che le producono. Nella mano che uccise cercate la forza che la mosse ad uccidere e ricordatevi che voi pure siete uomini. Interrogatevi se voi: traditi, abbandonati, stuzzicati, sareste stati migliori di colui o di colei che vi è davanti in attesa di sentenza. Facendo il severo esame di voi, pensate se nessuna donna può accusarvi di essere i veri uccisori del figlio che ella soppresse, perchè dopo l' ora gioconda voi vi siete sottratti al vostro impegno d' onore. E, se lo potete fare, siate pure severi.
Ma se, dopo aver peccato contro la creatura nata da una vostra insidia e da una vostra lussuria, volete ancora ottenere un perdono da Colui che non si inganna e non si smemora con anni e anni di vita corretta, dopo quella scorrettezza che non avete voluto riparare, o dopo quel delitto che avete provocato, siate almeno operosi nel prevenire il male, e specie là dove leggerezza femminile e miseria d' ambiente predispongono alle cadute nel vizio e nell' infanticidio.
Rammentate, o uomini, che Io, il Puro, non ho ricusato di redimere le donne senza onore. E per l' onore che più non avevano ho fatto sorgere nel loro animo, come fiore da un suolo profanato, il fiore vivo del pentimento che redime. Ho dato il mio pietoso amore alle povere disgraziate che un cosiddetto 'amore' aveva prostrate nel fango. Il mio amore vero le ha salvate dalla lussuria che il cosiddetto amore aveva inoculato in loro. Se le avessi maledette e fuggite, le avrei perdute per sempre. Le ho amate anche per il mondo, che dopo averle godute le ricopre di ipocrito scherno e di bugiardo sdegno. Al posto delle carezze di peccato, le ho carezzate con la purezza del mio sguardo; al posto delle parole di delirio, ho avuto per loro parole d' amore; al posto della moneta, vergognoso prezzo del loro bacio, ho dato le ricchezze della mia Verità.
Così si fa, uomini, per trarre dal fango chi nel fango sprofonda, e non ci si avvinghia al collo per perire in due o non si gettano pietre per sprofondarvele di più. E' l' amore, è sempre l' amore che salva.

Quale peccato contro l' amore sia l' adulterio, ne ho già parlato e non ripeto, per ora almeno. Vi è su questo rigurgito di animalità tanto da dire - e tanto che non capireste neppure, perchè d' essere traditori del focolare ve ne vantate - che per pietà della mia piccola discepola mi taccio. Non voglio esaurire le forze della creatura sfinita e turbare il suo animo con crudezze umane poichè, prossimo alla meta, pensa solo al Cielo.

Colui che ruba, è ovvio che manchi all' amore. Se si ricordasse di non fare agli altri ciò che non vorrebbe fatto a se stesso, e amasse gli altri quanto se stesso, non leverebbe con violenza e frode ciò che è del prossimo suo. Non mancherebbe perciò all' amore, come invece vi manca commettendo ladroneccio che può essere di merce, di denaro, come di occupazione. Quanti furti commettete derubando un posto all' amico, un' invenzione al compagno! Siete ladri, tre volte ladri, facendo ciò. Lo siete più che se rubaste un portafoglio o una gemma, perchè senza questi si può ancora vivere, ma senza un posto di guadagno si muore, e con il derubato del posto muore la sua famiglia di fame.

Vi ho dato la parola come segno di elevazione su tutti gli altri animali della terra. Dovreste dunque amarmi per la parola, dono mio. Ma posso dire che mi amate per la parola, quando di questo dono di Cielo vi fate arma per rovinare il prossimo col giuramento falso? No, non amate nè Me nè il prossimo quando asserite il falso, ma sibbene ci odiate. Non riflettete che la parola uccide non solo la carne, ma la riputazione di un uomo? Chi uccide odia, chi odia non ama.

L' invidia non è carità: è anticarità. Chi desidera smodatamente la roba altrui è invido e non ama. Siate contenti di ciò che avete. Pensate che sotto l' apparenza di gioia vi sono sovente dolori che Dio vede e che sono risparmiati a voi, apparentemente meno felici di coloro che invidiate.

Chè, se poi l' oggetto desiderato è l' altrui moglie o l' altrui marito, allora sappiate che al peccato di invidia unite quello di lussuria e di adulterio. Compiete percò una triplice offesa alla Carità di Dio e di prossimo.
Come vedete, se voi contravvenite al decalogo contravvenite all'amore.

E così è per i consigli che vi ho dato, che sono il fiore della pianta della Carità.

Ora se contravvenendo alla Legge contravvenite all' amore, è ovvio che il peccato è mancanza all' amore. E perciò deve espiarsi con l' amore.
L' amore che non avete saputo darmi in terra, me lo dovete dare nel  Purgatorio. Ecco perchè dico che il Purgatorio altro non è che sofferenza d' amore.

Avete per tutta la vita poco amato Dio nella sua Legge. Vi siete buttati dietro le spalle il pensiero di Lui, avete vissuto amando tutti e poco amando Lui. E' giusto che non avendo meritato l' Inferno e non avendo meritato il Paradiso, ve lo meritiate ora accendendovi di carità, ardendo per quanto siete stati tiepidi sulla terra. E' giusto che sospiriate per mille e mille ore di espiazione d' amore ciò che avete mille e mille volte mancato di sospirare sulla terra: Dio, scopo supremo delle intelligenze create. Ad ogni volta che avete voltato le spalle all' amore corrispondono anni e secoli di nostalgia amorosa. Anni o secoli a seconda della vostra gravità di colpa.
Fatti ormai sicuri di Dio, cogniti della superna bellezza di Dio per quel fugace incontro del primo giudizio, il cui ricordo viene seco voi per rendervi più viva l' ansia d' amore, voi sospirate a Lui, la lontananza di Lui piangete, d' esser stati voi la causa di tale lontananza vi rammaricate e pentite e sempre più vi rendete penetrabili a quel fuoco acceso della Carità per vostro supremo bene.
Quando i meriti del Cristo vengono, dalle preghiere dei viventi che vi amano, gettati come essenza d' ardore nel fuoco santo del Purgatorio, l' incandescenza d' amore vi penetra più forte e più addentro e, fra il rutilare delle vampe, sempre più si fa lucido in Voi il ricordo di Dio visto in quell' attimo.
Come nella vita della terra più cresce l' amore e più sottile si fa il velo che cela al vivente la Divinità, altrettando nel secondo Regno più cresce la purificazione, e perciò l' amore, e più prossimo e visibile si fa il volto di Dio. Già traluce e sorride fra il balenare del santo fuoco. E' come un Sole che sempre più si fa presso, e la sua luce e il suo calore annullano sempre più la luce e il calore del fuoco purgativo, finchè, passando dal meritato e benedetto tormento del fuoco al conquistato e beato refrigerio del possesso, passate da vampa a Vampa, da luce a Luce, salite ad esser luce e vampa in Esso, Sole eterno, come scintilla assorbita da un rogo e come lampada gettata in un incendio.
Oh gaudio dei gaudi, quando vi trovetere assurti alla mia Gloria, passati da quel regno di attesa al Regno di trionfo. Oh conoscenza perfetta del Perfetto Amore!
Questa conoscenza, o Maria, è mistero che la mente può conoscere per volere di Dio, ma non può descrivere con parola umana.

Credi che merita soffrire tutta una vita per possederla dall' ora della morte.
Credi che non vi è più grande carità di procurarla con le preghiere a chi amaste sulla terra e che ora iniziano la purgazione dell' amore, al quale chiusero in vita le porte del cuore tante e tante volte.
Animo, benedetta alla quale sono svelate le verità nascoste. Procedi, opera e sali. Per te stessa e per chi ami nell' al di là.
Lascia consumare nell' amore lo stame di tua vita.
Riversa il tuo amore sul Purgatorio per aprire la porta del Cielo a chi ami. Te beata se saprai amare sino all' incenerimento di ciò che è debole e che peccò.
Allo spirito purificato dall'immolazione d' amore vengono incontro i Serafini e gli insegnano il 'Sanctus' eterno da cantare ai piedi del mio trono.

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18.2 – Il filo conduttore di quello che hai letto è questo: in Cielo ci si va solo quando ci si è identificati con l’Amore

E' tutta la giornata (oggi è sabato, e dovrei essere in ‘festa’) che leggo e rileggo - facendolo scorrere sul video-terminale - quello che ho scritto ieri, intendo dire il brano del Gesù della Valtorta che parla del Purgatorio.

Io l'intera Opera della Valtorta l'ho letta, riletta, riletta e riletta ancora, ogni volta meditandola, ma è incredibile - ad ogni rilettura - rendersi conto di quante sfumature importanti fossero sfuggite precedentemente oppure di come certe cose assumano una rilevanza diversa a seconda del grado di interesse e di attenzione che uno in quel momento gli dà, anche in relazione al suo stato d' animo.
Quelle pagine sul 'Purgatorio' le avevo ben lette, dunque, e ne fanno fede le annotazioni numerose e le sottolineature che avevo apposto a fianco dei punti che mi avevano colpito di più. Ma, prima, non avevo mai 'realizzato' il Purgatorio come una ipotesi che andasse presa seriamente in considerazione, anzi come una ‘realtà’.
Adesso la vedo invece come una reale realtà. Adesso la vedo come una realtà che ha assunto una sua precisa ragion d' essere.
Le spiegazioni date nei due dettati del Gesù della Valtorta sono di una 'logica' eccezionale.
Tutto ha un senso, tutti i conti tornano.
Prima i dolori dati agli altri su questa terra: cioè le 'mancanze d' amore', poi l' espiazione e purificazione in Purgatorio per diventare 'amore' e fondersi alla fine con l' Amore.
Mi ha anche colpito particolarmente - perchè mi ha indicato una buona ragione 'pratica' per imparare a pregare - la frase finale di chiusura, con la quale Gesù sottolinea che la conoscenza di Dio in Paradiso è un mistero di una bellezza indescrivibile a mente umana e che quindi non vi è più grande carità che il procurarla con le preghiere  a favore delle persone che abbiamo amato sulla terra e che ora sono in purgatorio.
Ora - sempre ragionando a voce alta - mi dico che se pregare per la conversione dei 'peccatori' (vivi) per me non sarebbe facile perchè - nelle pieghe nascoste della mia interiorità - mi verrebbe da dire: 'Beh, in fin dei conti, peggio per loro... son peccatori no? son loro che se lo vogliono, no? Loro pregherebbero per me? No!' (e ciò anche se ora so bene che questo è mancanza d' amore), invece ora mi dico che pregare per quelli che sono 'morti' è più bello perchè, poverini, ormai sono morti, chissà quanto stanno soffrendo, non possono più fare del male ai vivi, anzi non lo vogliono più fare, anzi han capito tutto e vorrebbero fare del bene ai vivi, specie ai loro parenti che essi  si sono già pentiti di non aver amato abbastanza in vita.
Dunque - concludo – almeno per i ‘morti’ si può pregare, specie se poi  sono parenti che si son pentiti di non averci amato abbastanza…
E poi con i parenti, si sa, 'una mano lava l'altra...e due lavano la faccia!'…

Ma si potrebbe fare – per fare un favore ai nostri amici migliori – anche per i loro stessi parenti.
Insomma scopro che se continuo a ragionarci sopra la cerchia si allarga sempre di più.
Mi blocco! Di colpo mi viene infatti in mente che qualche tempo fa avevo avuto occasione di conoscere una persona, di quelle che 'credono' e che, soprattutto, 'pregano'.
Mi ero incuriosito perchè l'avevo vista con un mucchietto di giornali 'arretrati' sul tavolo mentre con un forbicione ne ritagliava dei riquadri. Con noncuranza mi ero avvicinato dando una sbirciatina di sbieco e, non so dirvi con quale meraviglia, vidi che erano  necrologi di defunti, sì, insomma , quelli che si fanno stampare sui giornali quando muore qualcuno.
'Cosa fa di bello?' chiesi con noncuranza rendendomi conto subito che avevo fatto una domanda idiota perchè non vedevo cosa ci potesse essere di 'bello' nel manipolare avvisi mortuari.
E quello - di rimando - con un sorriso:
'Prendo i nomi dei defunti, anche di quelli che sono negli articoli di cronaca, personaggi, politici, attori, cantanti, sconosciuti, altri ancora vittime di incidenti stradali o di fatti di cronaca nera, poi li copio su un quaderno e prego: un rosario al giorno per ognuno di loro, opppure 100 'Requiem', che dico anche andando in macchina o in ufficio, e, quando vado a messa, gli dedico una messa, sempre a turno, fin quando non ho finito la lista. E poi faccio una lista nuova.
Sa, per i parenti miei e per quelli dei miei amici ho già pregato molto ma a questi del giornale magari non ci pensa nessuno...'

Ricordo che rimasi allibito e lo guardai come se fosse pazzo. Pregare?
Pregare per degli sconosciuti? Copiare i nomi dal giornale?
'E se sono per caso già in Paradiso o all'Inferno?', replicai con un sorriso 'furbo', non sapendo cosa dire di meglio.
E lui mi rispose: 'Beh, le preghiere non vanno mai sprecate: Il Signore sa sempre come utilizzarle per il meglio, magari per quelli per i quali non prega nessuno o che ne han più bisogno’.

Ecco, mi dico, per fortuna mi sono accorto che, senza rendermene conto,- leggendo il brano del Gesù della Valtorta e ragionandoci  sopra avevo finito per lasciarmi influenzare ed entrare in questa logica aberrante di preghiera che mi fa tanta paura nella sua irrazionalità...!

Luce:
Raccomandazione.
La carità più grande è consentire alle anime del Purgatorio di andare più presto in Paradiso, e cioè conoscere il Perfetto Amore, grazie alle vostre preghiere .
Si alleviano le loro sofferenze d'amore e si dà loro una gioia incommensurabile.
Quindi PREGARE PER LE ANIME DEL PURGATORIO!
Questo è IMPARARE AD AMARE!
Pregare per loro, SEMPRE!

Rimango sorpreso e confuso. ..
Mi vergogno anche un po' perchè ero partito dall'idea di 'pregare'... per concludere poi alla fine che é... 'aberrante' e ‘irrazionale’ il pregare.
Deve esser stata la mia 'testa di sinistra'...
Più che una 'raccomandazione' - quella della Luce - mi sembra però una tirata d' orecchie.

Luce:
In questo brano che stai rileggendo si illustrano le varie sfumature con cui, contraddicendo ai dieci comandamenti, si contraddice alla Legge d' Amore che il Cristo è venuto a restaurare dopo che il Serpente - col peccato primo - la infranse.
Il filo conduttore di quello che hai letto è questo: in Cielo ci si va solo quando ci si è identificati con l ' Amore.
Se non si ama in terra bisogna imparare ad amare - con la sofferenza che è purificazione - in Purgatorio.
E allora Gesù spiega, seguendo la 'logica' dei dieci comandamenti, come dovrebbe fare una persona per amare in terra, per non dover soffrire, soffrire di 'sofferenza d' amore', in Purgatorio.
E' un insegnamento sublime, calato nella esperienza di tutti i giorni, che ogni persona dovrebbe meditare applicandolo alle proprie esperienze individuali.

L' uomo è talmente assuefatto ad una vita di depravazione che non si rende neanche conto di quanto egli - crescendo da quando era infante - si è corrotto.
Egli sguazza nel fango, che gli sembra 'acqua pura'.
Ma anche quando fosse acqua, ma la guardasse alla 'luce' del microscopio, scoprirebbe che, come l' acqua limpida è un brulicare di microbi e batteri dai moti orripilanti, così la sua vita passata - illuminata nel Purgatorio dalla Luce della Presenza di Dio - gli appare come una palude piena di orribili insetti che lo fanno sentire sporco e indegno di presentarsi al cospetto del suo Creatore.
E, finchè il Purgante non vedrà che la sua anima è completamente depurata dalle mignatte del peccato, egli non vorrà presentarsi al cospetto di Dio.
Questa è sofferenza: la mancanza di Dio, ma sofferenza d' amore.
Capito?