(M.V.: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’ – Vol. IV, Cap. 290 - Vol. I, Cap. 10 – Centro Ed. Valtortiano)


16. Reminescenze?

L’anima non ricorda perché rivive. Ma ricorda perché viene da dove è tutto noto… si vive, sì,
una sola volta ma non più sulla terra. Con lo spirito in altri regni…

 

16.1 Non devi credere che, perché gli spiriti hanno spontanei ricordi di Verità, sia dimostrato che noi si viva più vite.

Se pensavamo di essercela cavata, con quella spiegazione di Gesù sulle anime che si ‘ricordano’ di cui ai capitoli precedenti, ci siamo tutti sbagliati.
Ma è sempre colpa di…Sintica.
D’altra parte il tema della reincarnazione – in un pullulare di teorie New Age che, con l’abbandono della fede da parte di tanti cristiani, si stanno diffodendo in tutto il mondo occidentale alla ricerca anche di surrogati eticamente e spiritualmente meno scomodi del Cristianesimo con tutte quelle sue faticose regole morali – non  sarà mai abbastanza bene approfondito.
Un paio di giorni dopo quella prima sosta di cui avevamo parlato, trascorsa la festa del sabato, la carovana di Alessandro Misace riprende il suo cammino.
All’uscita del paese un uomo mostra a Gesù il figlioletto malato chiedendogli una benedizione affinché guarisca. Gesù lo accontenta e lo invita ad andare e ad aver fede perché la guarigione arriverà. L’uomo se ne va sicuro.
Una donna, vedendo la sua fede, si fa avanti e chiede a Gesù se sarebbe disposto a guarire il suo ‘uomo’ malato di ulcere agli occhi che lo rendono cieco.
Gesù acconsente, la carovana si ferma, quella corre e ritorna tirandosi dietro il marito.
Maria Valtorta descrive: ‘…Altro che ulceri! Quelle sono due tane di marciume aperte in mezzo al viso. L’occhio appare là in mezzo, appannato, arrossato, semicieco, fra scoli di lacrime ripugnanti…’.
Mentre l’uomo geme e chiede pietà perché soffre, Gesù lo rimprovera di aver molto peccato e di lamentarsi – ora - solo di non poter vedere e della paura di divenire cieco, senza minimamente preoccuparsi di aver addolorato Dio né di rischiare di finire nelle Tenebre eterne…
Quello piange, umiliato, restando in silenzio.
Anche la moglie si mette a piangere e dice a Gesù che lei, però, lo ha perdonato, il che suppongo abbia fatto immaginare a tutti i presenti anche il tipo di peccato del marito.
L’uomo implora perdono anche da Gesù affermando di aver capito cosa il peccato porta con sé…
Ora non vorrei che invece aveste capito male anche voi...
Quella malattia della pelle non era una conseguenza stretta del ‘peccato’ commesso, come una sorta di ‘legge del taglione’, ma quell’uomo l’aveva attribuita al peccato in genere perché a quei tempi era diffusa in Israele la credenza che tante malattie erano ‘mandate da Dio’ per punire appunto gli uomini dai loro peccati.
Ne troviamo una traccia nel libro di Giobbe, uomo ricchissimo e giusto.
Satana sfida Dio insinuando che quel giusto che tanto onorava Dio e di cui Dio era ‘orgoglioso’ avrebbe smesso di amare Dio se solo fosse stato colpito nei suoi interessi ed affetti.
Dio – che contrariamente a Satana vede nel futuro – sapeva che l’amore di Giobbe non sarebbe venuto comunque meno ma – a maggior gloria di Giobbe ed a scorno del Diavolo – permette che quest’ultimo metta l’uomo alla prova.
Dopo aver perso gradualmente tutti i suoi beni ed affetti famigliari incluso quello della moglie, ridotto a vivere abbandonato da tutti in una sorta di discarica di rifiuti, Giobbe viene colpito – come l’uomo di cui sopra - anche da una malattia della pelle di tipo ulceroso, simile alla lebbra.
I suoi ricchi amici di un tempo lo vanno a trovare, stentando quasi a riconoscerlo nel vederlo, poi lo compiangono ma gli rinfacciano che se gli è successo tutto quel che è successo con i suoi beni perduti, i suoi figli morti, la salute perduta e l’abbandono della moglie, ciò è stato evidentemente dovuto al fatto che egli – che se la dava da ‘giusto’ - doveva essere invece stato sotto-sotto un peccatore, per cui Dio lo aveva punito.
Giobbe – se non lo sapeste – supererà quella tristissima prova senza perdere il suo amore per Dio e Dio lo ricompenserà alla grande dandogli il doppio di quello che egli aveva perduto, una lunghissima vita terrena ed assicurandogli soprattutto una ‘gloria’ eterna nell’Aldilà.
Tuttavia, sia nella credenza degli amici di Giobbe sia nella affermazione del malato agli occhi che aveva detto di aver finalmente capito ciò che il peccato porta con sé, vi è un sottofondo di verità.
Infatti anche se Dio non manda disgrazie o malattie per punire gli uomini dei loro peccati, una vita di peccato può influire sulla loro salute.
E’ una verità che abbiamo solo sfiorato parlando del Peccato originale…psicosomatico.
Avevamo spiegato che il Peccato originale, costituito dalla disubbidienza e dal tradimento dei primi due verso Dio, era stato un peccato spirituale, cioè psichico perché peccato di pensiero e di volontà, e si era poi ripercosso sul loro metabolismo fisiologico così come uno stato di stress psicologico – come spiega la scienza medica - potrebbe provocare al giorno d’oggi una gastrite o un’ulcera allo stomaco.
Da quel primo peccato – da considerare come una sorta di malattia della psiche che si era ripercossa sul corpo in forza dell’unità psicosomatica di cui è costituito l’uomo – era derivato non solo un indebolimento dello spirito con una  propensione ad altri peccati ‘spirituali’ come l’egoismo, l’invidia, l’odio, etc. ma anche, sul piano fisico, un indebolimento del sistema immunitario ed un sovvertimento di quello endocrino dando origine alle prime malattie e ad effetti sempre più devastanti come quelli prodotti da un virus prima nascosto e poi sempre più manifesto.
Al primo Peccato, compiuto dai Primi Due che avevano mancato d’amore verso Dio ma non verso gli uomini, si erano poi aggiunti i successivi peccati individuali dei discendenti che cominciarono a peccare mancando di amore anche verso gli uomini.
Così come il Peccato Primo produsse effetti gravi sui due progenitori che divennero imperfetti e trasmisero per via genetica la loro imperfezione già al primo figlio Caino, che uccise infatti Abele, ancora più marcate furono le successive conseguenze spirituali, morali e fisiche sugli altri discendenti sui quali si addensò progressivamente l’ulteriore  peso della…somma dei peccati accumulati dai loro ascendenti.
I peccati dello spirito, cioè della ‘Psiche’, influiscono dunque sulla salute del corpo.
Un’anima in disordine produce disordine anche nel corpo, al punto che – la cosa vi lascerà esterrefatti ma è perfettamente coerente con la logica di quanto vi ho spiegato - lo stato dell’anima dei genitori potrebbe influire sui figli. Gesù invita comunque il pentito ulceroso ad andare a lavarsi gli occhi invitandolo – come aveva fatto con lo scriba che aveva il figlioletto malato – ad avere fede.
Quello si avvia - condotto dalla moglie - ad un rio non lontano , si china, si lava, si alza e sua moglie fa una faccia delusa quando vede che… ha la stessa faccia di prima.
Anche Alessandro Misace e gli altri rimangono delusi, mentre la carovana riprende il suo cammino e si allontana sempre più, finchè…finchè un grido lacera da lontano l’aria, e poi un altro che si ripercuote ancora: «Ho creduto! Ho creduto e vedo! Benedetto mio! ».
Ed all’uomo - con il volto ritornato perfetto e due occhi che sembrano carboni accesi, che corre e si precipita ai piedi di Gesù - questi dice di andare…e di dire alla moglie che impari ad aver fede, completamente.
Il mercante rimane pensieroso, si capisce che riflette sul valore della fede, e chiede alla fine a Gesù perché mai la fede sia tanto importante per ottenere potenza di miracolo.
‘Perché la fede testimonia presenza di speranza e di amore in Dio’, è la risposta di Gesù.
Non era invece di questo parere l’ex seminarista e ‘teologo’ Renan che – avendo perso la fede – aveva scritto di Gesù: ‘La sua opera non era più razionale, ed egli esigeva allora imperiosamente la ‘fede’.
Lascio perdere il resto dell’insegnamento di Gesù al mercante perché, quando questi gli domanda cosa si può fare per andare incontro alla Verità, Gesù gli risponde – facendomi quasi capire che volesse parlare anche a me e a voi – che ‘dobbiamo pentirci del passato e risolverci ad un completo mutamento di vita’.
La carovana intanto va…

 

290. L'uomo dagli occhi ulcerati. La sosta alla 'Fonte del Cammelliere".
Ancora sul ricordo delle anime. 1

29 settembre 1945.

E la strada si snoda, in un tepore di sole sempre più sensibile, in una vaghezza di campagna ormai tutta piana dopo aver costeggiato quelle piccole elevazioni che sono subito dopo Gerasa. Una strada anche ben tenuta, su cui è comodo l'andare. E riprendere ad andare dopo la sosta del mezzodì.
E’ quasi sera quando sento ridere per la prima volta di gusto Sintica, alla quale Marziam ha raccontato non so che, che fa ridere tutte le donne. Vedo che la greca si china ad accarezzare il bambino e a sfiorargli la fronte con un bacio. Dopo di che il fanciullo riprende a saltellare come non sentisse stanchezza.
Ma stanchi sono tutti gli altri, e con gioia è appresa la decisione di pernottare alla fonte del Cammelliere. Il mercante dice: « Io vi pernotto sempre. Troppo lunga è la tappa da Gerasa a Bozra. Per uomini e per bestie ».
« E’ umano questo mercante » osservano fra loro gli apostoli, confrontandolo con Doras...
La "fonte del Cammelliere" non è che un pugno di case intorno a pozzi numerosi. Una specie di oasi non nell'arido del deserto, perché qui non c'è aridità. Ma è un’oasi nella vastità disabitata dei campi e dei frutteti, che si seguono gli uni agli altri per delle miglia, e che, nel venire della sera ottobrina, emanano la stessa tristezza del mare al crepuscolo. Perciò vedere case, udire rumori di voci, pianti di bimbi, sentire l'odore dei camini che fumano e vedere le prime lucerne accese, è dolce come l'arrivo alla propria casa.
Mentre i cammellieri sostano per una prima abbeverata ai cammelli, gli apostoli e le donne seguono Gesù, che col mercante entrano nel molto preistorico albergo che li ospiterà per la notte...
Nella fumosa stanzaccia dove hanno preso il pasto, dove dormiranno gli uomini, e mentre già i servi preparano i giacigli di fieno ammucchiato su graticci, si radunano tutti presso un ampio focolare che tiene tutta la parete stretta dello stanzone. Il fuoco è acceso perché la sera ha portato umido e freddo.
« Purché il tempo non si metta all'acqua » sospira Pietro.
Il mercante lo rassicura: « Vi è ancora da finire questa luna prima che venga il maltempo. Qui fa così a sera. Ma domani avremo sole ».
« E’ per le donne, sai? Non per me. lo sono pescatore e nell'acqua ci vivo. E ti assicuro che preferisco l'acqua alle montagne e alla polvere ».
Gesù parla con le donne e coi due cugini. Lo ascoltano anche Giovanni di Endor e lo Zelote. Invece Timoneo ed Ermasteo con Matteo leggono uno dei rotoli di Giovanni, e i due israeliti spiegano ad Ermasteo i passi biblici più oscuri per lui.
Marziam li ascolta incantato, ma con un visetto che si vela di sonno. Lo vede Maria d'Alfeo e dice: « Quel bambino è stanco. Vieni, caro, ché andiamo a dormire noi. Vieni, Elisa. Vieni, Salome. Vecchi e bambini stanno meglio a letto. E fareste bene andarci tutti. Siete stanchi ». Ma oltre le anziane, eccettuate Marcella e Giovanna di Cusa, nessuno si muove.
Quando, dopo esser state benedette, esse se ne sono andate, Matteo mormora: « Chi lo avesse detto a queste donne di avere a dormire sulla paglia, tanto lontane da casa, solo poco tempo fa! ».
« Non ho mai dormito tanto bene » afferma recisa Maria di Magdala. E Marta conferma la stessa cosa.
Però Pietro dà ragione al compagno: « Matteo ha ragione. E io mi chiedo, senza capire, perché il Maestro vi ha portate qui ».
« Ma perché siamo le discepole! ».
« Allora se andasse... dove stanno i leoni, ci andreste? ».
« Ma sicuro, Simon Pietro! Gran che fare qualche passo! E con Lui vicino! ».
« Ecco, veramente sono molti passi. E per delle donne disabituate a questo... ».
Ma le donne protestano, tanto che Pietro si stringe nelle spalle e tace.
Giacomo d'Alfeo, alzando la testa, vede un sorriso così luminoso sul volto di Gesù che gli chiede: « Ci vuoi dire il vero scopo di questo viaggio, fra di noi, con le donne e... con poco frutto rispetto alla fatica? ».
« Tu potresti pretendere di vedere ora il frutto del seme sepolto nei campi che abbiamo traversato? ».
« lo no. Lo vedrò in primavera ».
« lo pure ti dico: "Lo vedrai a suo tempo"».
Gli apostoli non ribattono nulla.
Si alza la voce argentina di Maria: « Figlio mio, oggi fra noi parlavamo di quanto hai detto a Ramot. E ognuna di noi aveva sensazioni e riflessioni diverse. Vorresti dirci il tuo pensiero? Io dicevo che era meglio chiamarti subito. Ma Tu parlavi con Giovanni di Endor ».
« Veramente ero io quella che aveva suscitato la questione. Perché sono una povera pagana, io, e non ho le luci splendide della vostra fede. Bisogna compatirmi ».
« Ma vorrei avere la tua anima, sorella mia! » dice impulsiva la Maddalena. E, sempre esuberante, l'abbraccia tenendola stretta a sé con un braccio.
Splendida nella sua bellezza, pare da sola illuminare la misera stamberga e mettervi l'opulenza della sua casa sontuosa. Stretta a lei, la greca, tutt'affatto diversa, eppure singolare nella sua persona, mette una nota di pensiero presso il grido d'amore che pare sprigionarsi sempre dalla passionale Maria; mentre, seduta col dolce viso alzato verso il Figlio, le mani intrecciate quasi pregasse, il profilo purissimo in risalto contro la parete nera, la Vergine è la perpetua Adorante. Susanna sta nella penombra dell'angolo e sonnecchia, mentre Marta approfitta della luce del focolare per assicurare delle fibbie alla vesticciola di Marziam, attiva anche nonostante la stanchezza e le insistenze altrui.
Gesù dice a Sintica: « Ma non era pensiero penoso. Ti ho sentita ridere ».
 « Sì, per il bambino, che risolveva la questione agilmente, dicendo: "Io non voglio ritornare altro che se torna Gesù. Ma se tu vuoi sapere tutto, va' di là e poi torna a dirci se ti ricordi" ».
Ridono tutte ancora e dicono che Sintica domandava a Maria spiegazioni sulla non ben capita spiegazione del ricordo che le anime conservano, e che spiega certa possibilità nei pagani di avere ricordi vaghi della Verità.
« Io dicevo: "Forse che questo conferma la teoria della rincarnazione creduta da molti pagani'; e tua Madre, Maestro, mi spiegava che altra cosa è quello che Tu dici. Ora voglimi spiegare anche questo, mio Signore ».
« Ascolta. Non devi credere che, perché gli spiriti hanno spontanei ricordi di Verità, sia dimostrato che noi si vive più vite. Ormai sai già abbastanza per sapere come fu creato l'uomo, come l'uomo peccò, come fu punito. Ti è stato spiegato come nell'animale-uomo da Dio sia incorporata un'anima singola. Questa è creata di volta in volta e non mai più usata per successive incarnazioni. Questa certezza dovrebbe annullare la mia asserzione sui ricordi delle anime. Dovrebbe per qualunque altro essere che non fosse l'uomo, dotato di un'anima fatta da Dio.
L'animale non può ricordare nulla, nascendo una volta sola.
L'uomo può ricordare, pur nascendo una volta sola.
Ricordare con la sua parte migliore: l'anima. Da dove viene l'anima? Ogni anima d'uomo? Da Dio. Chi è Dio? Lo Spirito intelligentissimo, potentissimo, perfetto. Questa mirabile cosa che è l'anima, cosa da Dio creata per dare all'uomo la sua immagine e somiglianza come segno indiscutibile della sua Paternità Ss., risente delle doti proprie di Colui che la crea. E’ dunque intelligente, spirituale, libera, immortale, come il Padre che l'ha creata. Essa esce perfetta dal Pensiero divino e nell'attimo della sua creazione essa è uguale, per un millesimo di attimo, a quella del primo uomo: una perfezione che comprende la Verità per dono gratis dato.
Un millesimo di attimo. Poi, formata che sia, è lesionata dalla colpa d'origine.
Per farti capire meglio dirò che è come se Dio fosse gravido dell'anima che crea e che il creato, nel nascere, venisse ferito da un segno incancellabile. Mi comprendi? ».
« Sì. Finché è pensata, è perfetta. Un millesimo d'attimo, questo pensiero creante. Poi, il pensiero tradotto in fatto, il fatto è soggetto alla legge provocata dalla Colpa ».
« Bene hai risposto. L'anima si incarna perciò così nel corpo umano, portando seco, quale gemma segreta nel mistero del suo essere spirituale, il ricordo dell'Essere Creatore, ossia della Verità. Il bimbo nasce. Può essere un buono, un ottimo come un perfido. Tutto può divenire, perché è libero di volere.
Sui suoi "ricordi" getta le luci il ministero angelico e le tenebre l'insidiatore.
A seconda che l'uomo appetisce alle luci, e perciò anche a virtù sempre più grande, facendo l'anima signora del suo essere, ecco che si aumenta in lei la facoltà di ricordare, come se sempre più la virtù assottigliasse la parete che si frappone fra l'anima e Dio.
Ecco perché i virtuosi di ogni paese sentono la Verità, non perfettamente, perché ottusi da contrarie dottrine o da ignoranze letali, ma sufficientemente per dare pagine di formazione morale ai popoli ai quali appartengono. Hai compreso? Sei persuasa? ».
« Sì. Concludendo: la religione delle virtù praticate eroicamente predispone l'anima alla Religione vera e alla conoscenza di Dio ».
« Proprio così. E ora vai al riposo e sii benedetta. E tu pure, Mamma; e voi, sorelle e discepole. La pace di Dio sul vostro riposo ».


16.2 Le anime ricordano perché vengono dalla luce…e seco esse portano particelle della Intelligenza eterna.

Il gruppo apostolico – abbiamo appena letto sopra - è dunque nuovamente riunito alla sera, quando il riposo e la vicinanza spingono all’intimità del dialogo.
Sintica si scusa con Gesù per essersi fatta nel frattempo delle domande a cui certo lei avrebbe dovuto saper dare delle precise risposte se solo ella non fosse stata pagana, cioè ignorante.
Le sue – rifletto io - non erano però domande tanto ignoranti e da pagani, visto che neanche gli apostoli avevano saputo darle delle risposte e visto che è la stessa Madonna a ‘girare’ il quesito di Sintica a Gesù.
Si comprende dal testo che l’argomento in discussione che doveva aver dato origine all’ulteriore quesito era ancora quello sul ricordo delle anime, e più precisamente il tema dei ricordi che le anime dell’Aldiqua possono avere della realtà che esiste nell’Aldilà.
Questo lo si capisce infatti da una battuta di quel piccolo furbetto di Marziam: ‘Chi vuol sapere tutto sull’Aldilà, se ne vada pure all’Aldilà, e poi torni a raccontarlo, se si ricorda…’.
E tutti avevano riso.   
L’oggetto del quesito era dunque la sensazione, che non poche persone anche oggi sperimentano, di aver già vissuto certe situazioni, fatto che può indurre a pensare ad una vita precedente e quindi alla verità della teoria della reincarnazione.
E’ un argomento – quello delle reminescenze - sul quale ho già scritto.2
Una volta, durante una cena fra amici, uno di loro se ne era uscito infatti con l’osservazione che non di rado gli era venuta in passato la netta sensazione di avere già visto certi luoghi, certe persone o vissuto determinati episodi. Era per questo che lui credeva nella reincarnazione…
So che è capitato a molti, anche a me, e forse anche a voi.
Io mi ero allora ricordato di un ‘dettato’ che Gesù aveva dato alla nostra mistica3.
Lei raccontava che, leggendo il ‘Fedone’ di Socrate, aveva avvertito in quello scritto un qualcosa di soprannaturale.
Gesù appariva quasi giornalmente alla sua mistica, in parte dandole gli episodi di vita evangelica che commentiamo, in parte impartendole tutta una serie di insegnamenti spirituali che lasciano a bocca aperta, contenuti appunto nei ‘Quaderni’, una raccolta di ‘dettati’ che va dal 1943 al 1950.
Anche in questo caso del Fedone, Gesù le appare materializzandosi al suo fianco come aveva fatto davanti agli apostoli dopo la resurrezione in quella sera di duemila anni fa al chiuso delle mura del Cenacolo. Le pone una mano sulla spalla e la stende sul libro indicandole delle righe che poi le spiega.
Ma lei – la sua ‘piccola violetta’, come Gesù chiamava questa mistica che si era offerta ‘anima vittima’ per collaborare alla salvezza dei peccatori – portata all’estasi dalla bellezza della spiegazione stessa, non riesce più a ricordare e scrivere, tranne questa frase che Gesù le aveva detto in merito alle reminescenze:

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Dice Gesù:

Ho parlato di questo nella Infanzia di Maria. Le anime ricordano perché vengono dalla Luce, e come un fulmine molecolare nel formarsi congloba gli elementi sparsi nell'etere e seco li porta, così seco esse portano particelle della Intelligenza eterna.
E più l'anima, per la Grazia, è limpida, e per la volontà, è attiva, e più ricorda.
Non come dice il filosofo greco che è possessore di una semirivelazione soltanto, di una religione intravveduta appena,  e non può perciò avere la Verità intera, ma come Io dico.
L'anima non ricorda perché rivive. Ma ricorda perché viene da dove tutto è noto... si vive  una seconda vita, sì, ma non più sulla terra. Con lo spirito in altri regni...'

A proposito del ricordare perché l’anima viene da dove tutto è noto… ‘ricordo’ anche io ora – nell’opera valtortiana – una spiegazione che Maria, quindicenne, darà al Gran Sacerdote del Tempio in merito alla sua vocazione alla verginità intesa come atto di consacrazione a Dio.
Ella all’età di tre anni era stata consacrata al Signore come Vergine del Tempio dai genitori Gioacchino ed Anna, per riconoscenza del dono di quella figlia da essi avuta in tarda età.
Qualche anno dopo i genitori – ancora più vecchi – erano morti lasciandola sola, anche se seguita dalle cure di Zaccaria, sacerdote al Tempio e marito di Elisabetta4.
Maria giovinetta – crescendo piena di grazia anche se non ancora cosciente del futuro che le era riservato – concepiva la sua verginità come un ‘sacrificio’, o meglio come una ‘offerta’ che lei faceva volentieri al suo Dio.
La tradizione ebraica voleva però che le fanciulle del Tempio, giunte in età da marito, si sposassero per dare figli al ‘popolo di Dio’. Quando il Sacerdote viene a sapere che lei non avrebbe voluto sposarsi e che per di più lei aveva avvertito dentro di sé questa ‘vocazione’ fin dall’età di tre anni, questi chiede stupito  come avesse mai fatto – allora così piccina – ad avvertire una cosa del genere e a decidere di consacrarsi a Dio.
Maria, con lo Spirito Santo che soffiava dolcemente in lei, così risponde:

« Se guardo indietro io mi ritrovo vergine... Non mi ricordo dell'ora in cui nacqui, né come cominciai ad amare la madre mia e a dire al padre: " 0 padre, io son la tua figlia "... Ma ricordo, né so quando ebbe inizio, d'aver dato a Dio il mio cuore.  Forse lo fu col primo bacio che seppi dare, con la prima parola che seppi pronunciare, col primo passo che seppi fare... Sì, ecco. lo credo che il primo ricordo d'amore io lo trovo col mio primo passo sicuro... La mia casa... la mia casa aveva un giardino pieno di fiori... aveva un frutteto e dei campi... e una sorgente era là, in fondo, sottomonte, e sgorgava da una roccia incavata che faceva grotta... era piena di erbe lunghe e sottili, che piovevano come cascatelle verdi da ogni dove e pareva piangessero, perché le fogliettine leggere, le fronde che parevano un ricamo, avevano tutte una gocciolina d'acqua che cadendo suonava come un campanellino piccino piccino.  E anche la sorgente cantava.  E vi erano uccelli sugli ulivi e i meli che erano sulla costa sopra la sorgente, e colombe bianche venivano a lavarsi nello specchio limpido della fontana... Non mi ricordavo più tutto questo, perché avevo messo tutto il mio cuore in Dio e, fuorché il padre e la madre, amati in vita e in morte, ogni altra cosa della terra si era dileguata dal mio cuore... Ma tu mi vi fai pensare, Sacerdote... Devo cercare quando mi detti a Dio... e le cose dei primi anni tornano... lo amavo quella grotta, perché più dolce del canto dell'acqua e degli uccelli vi udivo una Voce che mi diceva: " Vieni, mia diletta ". Io amavo quelle erbe diamantate di gocce sonore, perché in esse vedevo il segno del mio Signore e mi perdevo a dirmi: " Vedi come è grande il tuo Dio, anima mia?  Colui che ha fatto i cedri del Libano per l'aquilone, ha fatto queste fogliette che piegano sotto il peso di un moscerino per la gioia del tuo occhio e per riparo al tuo piccolo piede". Io amavo quel silenzio di cose pure: il vento lieve, l'acqua d'argento, la mondezza delle colombe... amavo quella pace che vegliava sulla grotticella, piovendo dai meli e dagli ulivi, ora tutti in fiore, ed ora tutti preziosi di frutti... E non so... mi pareva che la Voce dicesse, a me, proprio a me: " Vieni, tu, uliva speciosa; vieni, tu, dolce pomo; vieni, tu, fonte sigillata; vieni, tu, colomba mia "... Dolce l'amore del padre e della madre... dolce la loro voce che mi chiamava... ma questa! questa!  Oh! nel terrestre Paradiso penso che così l'udisse colei che fu colpevole, né so come poté preferire un sibilo a questa Voce d'amore, come poté appetire ad altra conoscenza che non fosse Iddio... Con le labbra che ancora sapevan di materno latte, ma col cuore ebbro del celeste miele, io ho detto allora: " Ecco, io vengo.  Tua.  Né altro signore avrà la mia carne fuor di Te, Signore, come altro amore non ha il mio spirito "...
E nel dirlo mi pareva di ridire cose già dette e compire un rito già compiuto, né estraneo m'era lo Sposo prescelto, perché io ne conoscevo già l'ardore, e la mia vista si era formata alla sua luce e la mia capacità d'amare s'era compiuta fra le sue braccia. 
Quando?... Non so.  Oltre la vita, direi, perché sento di averlo sempre avuto, e che Egli mi ha sempre avuta, e che io sono poiché Egli mi ha voluta per la gioia del suo Spirito e del mio... Ora ubbidisco, Sacerdote.  Ma dimmi tu come io devo agire... Non ho padre e madre.  Sii tu la mia guida ».

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Maria si affiderà alla volontà del Sacerdote ed a quella di Dio e accetterà qualche tempo dopo il matrimonio con Giuseppe, sposo sceltole dal Gran Sacerdote, ma solo quando Giuseppe le confiderà che anche lui – appartenente alla setta laica dei nazirei - si era già votato alla castità, per cui entrambi avrebbero potuto convivere come fratello e sorella con una offerta della loro vita al Signore.
Riflettendoci però sopra, se la Valtorta aveva detto di aver perso, in estasi, il resto della spiegazione di Gesù sul Fedone, perché non andiamo almeno a leggerci quel che Gesù le aveva detto di aver commentato – a proposito di reminescenze - in quell’altra precedente visione, da Gesù stesso richiamata, quando aveva parlato  appunto alla mistica dell’Infanzia di Maria?
Maria – in quella che era una visione precedente rispetto a quella con il Sacerdote del Tempio – era apparsa alla Valtorta come una fanciulla ancor dodicenne, sempre fra le mura del Tempio.
Precoce come le fanciulle di quei popoli, ella comincia ad assumere già i primi lineamenti di donna ma vive costantemente nel pensiero di Dio.
La giovinetta è lì che cuce, pensa a Dio, prega, sospira e…canta.
Arriva nella sua celletta Anna di Fanuel (e cioè una sorta di suora-istitutrice, quella che sarà la famosa profetessa che nei Vangeli - insieme al vecchio Simeone - profetizzerà su Gesù-Messia al momento della Presentazione del bambino al Tempio) la quale sorprende Maria quasi in estasi.
Anna le chiede cosa stia facendo e Maria risponde che stava pregando, perché nella preghiera lei ‘parlava con Dio’.
La futura ‘Madonna’, che lì era poco più di una bambina ma sulla testa doveva già avere una Colomba dello Spirito Santo grande come un’aquila, descrive allora ad Anna quei suoi colloqui con Dio con una pagina di alto misticismo, parlandole della sua vocazione alla verginità fin dalla sua più giovane infanzia per essere tutta di Dio.
Lei sente che Dio la vuole vergine perché Dio è puro e non può che apprezzare la purezza, e lei gli ubbidirà certamente.
Maria aggiunge infatti che se anche le vergini del Tempio – rispettando la  tradizione ebraica che voleva dessero figli al popolo di Dio – dovranno maritarsi, lei – quando sarà l’ora – dirà all’uomo il suo segreto e lei ‘sente’ che questi l’accoglierà.
Maria dice ancora ad Anna che lei, con la sua anima, avverte nel profondo di sé che la Legge antica sarà mutata, mutata dal solo che può farlo: cioè Dio.
Lei – che non sospetta minimamente di essere stata  ‘predestinata’ da Dio-Padre ad essere la vergine che avrebbe dato la vita al Messia – dice pure che la sua anima avverte anche che il tempo della venuta del Messia è ormai prossimo, più di quanto non si pensi, e che - a seguito di una gran ‘luce’ che le si è fatta dentro - ha sentito dentro di sé che le settanta settimane della profezia di Daniele sull’avvento del Messia saranno abbreviate grazie alle preghiere dei giusti, perché ‘profezia non mente’ e la misura del tempo profetico non sarà di anni solari ma di anni…lunari, più brevi.
Ed ecco qui allora, finalmente, il commento del Gesù valtortiano a quella visione, commento riferito a tutte queste ‘sensazioni’ dell’anima della Madonna:

 

10. Cantico di Maria. Ella ricordava quanto il suo spirito aveva visto in Dio.5

2 settembre 1944
…….

Dice Gesù:
« Maria si ricordava di Dio. Sognava Dio. Credeva sognare. Non faceva che rivedere quanto il suo spirito aveva visto nel fulgore del Cielo di Dio, nell'attimo in cui era stata creata per essere unita alla carne concepita sulla terra. Condivideva con Dio, seppure in maniera molto minore, come giustizia voleva, una delle proprietà di Dio. Quella di ricordare, vedere e prevedere per l'attributo della intelligenza potente e perfetta, perché non lesa dalla Colpa.
L'uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio. Una delle somiglianze è nella possibilità, per lo spirito, di ricordare, vedere e prevedere. Questo spiega la facoltà di leggere nel futuro. Facoltà che viene, per volere di Dio, molte volte e direttamente, altre per ricordo che si alza come sole su un mattino, illuminando un dato punto dell'orizzonte dei secoli già visto dal seno di Dio.
Sono misteri che sono troppo alti perché li possiate comprendere in pieno. Ma riflettete.
Quell'Intelligenza suprema, quel Pensiero che tutto sa, quella Vista che tutto vede, che vi crea con un moto del suo volere e con un alito del suo amore infinito, facendovi suoi figli per l'origine e suoi figli per la mèta vostra, può forse darvi cosa che sia diversa da Lui? Ve la dà in parte infinitesimale, perché non potrebbe la creatura contenere il Creatore. Ma quella parte è perfetta e completa nella sua infinitesimalità.
Quale tesoro di intelligenza non ha dato Dio all'uomo, ad Adamo! La colpa l'ha menomato, ma il mio Sacrificio lo reintegra e vi apre i fulgori della Intelligenza, i suoi fiumi, la sua scienza. Oh! sublimità della mente umana, unita per la Grazia a Dio, compartecipe della capacità di Dio di conoscere!... Della mente umana unita per la Grazia a Dio.
Non c'è altro modo. Lo ricordino i curiosi di segreti ultra umani. Ogni cognizione che non venga da anima in grazia - e non è in grazia chi è contrario alla Legge di Dio, che è ben chiara nei suoi ordini - non può che venire da Satana, e difficilmente corrisponde a verità, per quanto si riferisce ad argomenti umani, mai risponde a verità per quanto si riferisce al sopraumano, perché il Demonio è padre di menzogna e seco trascina su sentiero di menzogna.
Non c'è nessun altro metodo, per conoscere il vero, che quello che viene da Dio, il quale parla e dice o richiama a memoria, così come un padre richiama a memoria un figlio sulla casa paterna, e dice: " Ricordi quando con Me facevi questo, vedevi quello, udivi quest'altro? Ricordi quando ricevevi il mio bacio di commiato? Ricordi quando mi vedesti per la prima volta, il folgorante sole del mio volto sulla tua vergine anima testé creata e ancora monda, perché appena da Me uscita, dalla tabe che ti ha poi menomata? Ricordi quando comprendesti in un palpito d'amore cosa è l'Amore? Quale è il mistero del nostro Essere e Procedere? ". E, dove la capacità limitata dell'uomo in grazia non giunge, ecco lo Spirito di scienza che parla e ammaestra.
Ma, per possedere lo Spirito, occorre la Grazia. Ma, per possedere la Verità e Scienza, occorre la Grazia. Ma, per avere seco il Padre, occorre la Grazia. Tenda in cui le Tre Persone fanno dimora, Propiziatorio su cui posa l'Eterno e parla, non da dentro alla nube, ma svelando la sua Faccia al figlio fedele. I santi si ricordano di Dio. Delle parole udite nella Mente creatrice e che la Bontà risuscita nel loro cuore per innalzarli come aquile nella contemplazione del Vero, nella conoscenza del Tempo.
Maria era la Piena di Grazia. Tutta la Grazia una e trina era in Lei. Tutta la Grazia una e trina la preparava come sposa alle nozze, come talamo alla prole, come divina alla sua maternità e alla sua missione. Essa è Colei che conclude il ciclo delle profetesse dell'Antico Testamento e apre quello dei ‘portavoce di Dio’ nel Nuovo Testamento.
Arca vera della Parola di Dio, guardando nel suo seno in eterno inviolato, scopriva, tracciate dal dito di Dio sul suo cuore immacolato, le parole di scienza eterna, e ricordava, come tutti i santi, di averle già udite nell'esser generata col suo spirito immortale da Dio Padre creatore di tutto quanto ha vita.
E, se non tutto ricordava della sua futura missione, ciò era perché in ogni perfezione umana Dio lascia delle lacune, per legge di una divina prudenza, che è bontà e che è merito per e verso la creatura.
Eva seconda, Maria ha dovuto conquistarsi la sua parte di merito nell'esser la Madre del Cristo con una fedele, buona volontà, che Dio ha voluto anche nel suo Cristo per farlo Redentore.
Lo spirito di Maria era nel Cielo. Il suo morale e la sua carne sulla Terra, e dovevano calpestare terra e carne per raggiungere lo spirito e congiungerlo allo Spirito nell'abbraccio fecondo ».

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I due commenti di Gesù sulle ‘reminescenze’ del Fedone di Socrate e sui ‘ricordi’ o ‘sensazioni’ di Maria, suonano dunque ad ulteriore conferma di quanto emerso in precedenza in merito all’origine delle religioni e di quei miti dei popoli pagani che rieccheggiano verità dell’Antico Testamento: le anime degli uomini ‘giusti’, e fra questi  quelle dei fondatori di altre religioni in qualche modo ‘rivelate’, qualche volta si ricordano inconsciamente del momento creativo.
Esse hanno intravisto in quell’istante la Verità tutta intera ma di questa conservano solo qualche barlume di ricordo a seconda della loro ‘santità’.
Più l’uomo appetisce alla Luce e più si ‘ricorda’ perché la sua anima sempre più dirada il velo di nebbia che la separa da Dio.
Ecco perché – per dirla con Gesù – i virtuosi di ogni popolo sentono la Verità. Non la avvertono perfettamente, perché ottusi da contrarie dottrine o da ignoranze letali, ma comunque sufficientemente per dare pagine di formazione morale ai popoli ai quali appartengono.
E’ la virtù quella che predispone l’anima alla Religione vera e alla conoscenza di Dio.


1 M.V.: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’ – Vol. IV – Cap. 290  Centro Ed. Valtortiano

2 G.L.: ‘Alla ricerca del Paradiso perduto’ – Cap. 39: ‘Reminescenze delle anime…Spiritismo e Reincarnazione’ – Ed.
   Segno, 1997

3 M.V. ‘I Quaderni del 1945/50’ – Dettato del 8.9.45 – Centro Ed. Valtortiano

4 G.L. “I Vangeli di Matteo, Marco, Luca e del ‘piccolo Giovanni” – Vol. I – Cap. 5: ‘Voltaire e…il parto indolore’ – Ed.
  Segno, 2002

5 M.V.: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’ – Cap. 10 – Centro Ed. Valtortiano