8. I tempi dell’Anticristo


8.1 La fine dei tempi

Abbiamo chiuso il capitolo precedente con una serie di considerazioni in merito ad un secondo avveramento della profezia di Daniele considerata come del tipo ‘ripetitivo’.
Il Gesù di Maria Valtorta – non lo ripeterò mai abbastanza - dice che quella profezia si riferiva sia al Cristo di allora che all’Anticristo, ed era chiave dei tempi di allora e dei tempi ultimi.
Avevamo anche ipotizzato il fatto che – nel primo avveramento della profezia riferito ai tempi di Gesù – la rovina che si sarebbe abbattuta sul ‘devastatore’ potesse riferirsi alla classe dirigente di allora, in particolare alla classe sacerdotale, ricadendo poi come conseguenza sull’intera nazione ebraica che venne dispersa in tutto il mondo.
Ma lo stesso Giuda – membro addirittura del Collegio apostolico - non fu forse anch’egli un ‘devastatore’, responsabile della cattura e della morte di Gesù?
E non cadde egli in rovina, morto suicida e probabilmente dannato?
Se possiamo ben dire dunque che Giuda fu il primo ‘anticristo’ dei tempi di allora, precursore di altri ‘anticristi’ dei tempi successivi,  chi sarebbe mai l’Anticristo dei ‘tempi ultimi’ al quale accenna il Gesù valtortiano?

Sappiamo tutti che la Dottrina cristiana insegna che il Verbo-Gesù, alla fine del tempo e cioè alla fine del mondo, si presenterà nella sua gloria per giudicare i vivi e i morti dando l’avvio a quella realtà futura, misteriosa e quasi incredibile (ma non tanto più incredibile dell’Universo e della stessa Natura che ci circonda), della Risurrezione dei corpi dove le anime dei riviventi, ad un comando di Dio, vedranno materializzarsi intorno a sé il loro corpo di una volta per andare al destino eterno di gloria o di dannazione che esse avranno meritato con il loro precedente vivere.
Ma – attenzione! – se  ‘fine del tempo’ sta a significare in gergo la ‘fine del mondo’ in cui dalla dimensione del nostro tempo si passa in quella dell’Eternità, la ‘fine dei tempi’ o i ‘tempi ultimi’ di cui parla ora il Gesù valtortiano sta invece a significare la fine di una certa epoca dopo la quale se ne instaura una nuova.
Non si tratta della fine del mondo prima dell’inizio del Regno spirituale dei Cieli, ma della conclusione di un certo ciclo storico in terra mentre la vita e la storia continuano ma con una svolta radicale.
Solo al termine di questo secondo ciclo (quello che nell’Apocalisse viene detto dei ‘mille anni’) ci sarà la fine del mondo con la Venuta finale di Gesù Cristo e con il Giudizio universale.
Infatti chi ci parla di un manifestazione intermedia di Gesù prima della venuta della fine del mondo sono non solo il Gesù valtortiano, non solo il Gesù di Matteo, ma – come ho già detto precedentemente - anche  San Giovanni evangelista che nella sua Apocalisse prefigura un ritorno di Gesù per instaurare sulla terra un’era millenaria di pace.
L’Apocalisse è l’opera profetica per eccellenza del Nuovo Testamento scritta verso la fine del primo secolo dopo Cristo, opera che parla del futuro della Chiesa e dell’Umanità.
L’Apocalisse è anche la ‘profezia velata’ per antonomasia tanto che qualcuno di voi avrà forse notato come nelle omelìe sia piuttosto raro trovare qualche sacerdote che si avventuri su quel terreno per  spiegarla, se non ricorrendo talvolta a dei veri e propri funambolismi interpretativi – piuttosto generici - sulla base di quelle che sono le opinioni di scuola dei teologi del momento.
Io, che non sono un teologo ma sono un incosciente, ci ho scritto però un libro intero1.
In realtà il senso delle profezie velate può essere rivelato solo dalla loro realizzazione oppure – se i tempi fossero maturi per una loro maggior comprensione – svelate da Dio stesso che magari si serve di altri profeti che ne chiariscono il significato.
Ecco quindi l’importanza – per una miglior comprensione della profezia di Daniele – di avvalersi ora delle rivelazioni profetiche di Maria Valtorta.
E’ il ‘combinato disposto’ delle due profezie, cioè quelle dei profeti di allora e dei profeti di ora, la prima condizione che consente di comprendere meglio i tempi di allora ed i segni dei tempi ultimi e dell’Anticristo.
La seconda condizione é che lo studioso dell’Apocalisse si attenga con corretto metodo interpretativo – come facevano i santi Padri della Chiesa dei primi secoli – alla sua interpretazione letterale, prima ancora di  ricercare altri possibili e opinabili significati allegorici.
Una profezia complessa e particolare come quella dell’Apocalisse – che è in linea generale difficile da comprendere perché è già di per sé piena di valori simbolici di non facile interpretazione - diventerebbe un autentico guazzabuglio se si finisse per dare un significato allegorico anche a quei brani che – interpretati invece alla lettera - avrebbero di per se stessi un senso perfettamente chiaro.
Questo è tuttavia quello che è successo con l’Apocalisse, da Sant’Agostino fino ad oggi.
L’interpretazione letterale dell’Apocalisse – lo ribadisco per maggior chiarezza - dice che ad un certo punto della Storia l’Umanità diventerà sempre più empia, e sorgerà un Anticristo (identificato nelle due Bestie di Ap 13, 1-18) che muoverà guerra ai cristiani e li perseguiterà.
Ci sarà – come detto anche nel brano di Matteo illustrato nel capitolo precedente - un’epoca di grandi tribolazioni per l’Umanità in genere e per il popolo di Israele ed i cristiani in particolare, ma alla fine – dopo un periodo di sofferenze che il Signore abbrevierà – Gesù ritornerà in quella che   viene oggi chiamata con il termine di ‘Parusia intermedia’.
Il Verbo-Gesù - rendendosi in qualche modo presente con una sua manifestazione spirituale gloriosa di cui non è ancora nota la natura - sconfiggerà l’Anticristo, un personaggio politico  umano ma personificazione di Satana, personaggio che verrà cacciato all’Inferno.
Sempre secondo l’interpretazione letterale dell’Apocalisse, dopo questa vittoria di Gesù-Verbo sull’Anticristo, Satana verrà ‘incatenato’ (cioè messo nella impossibilità di nuocere agli uomini) per un periodo di ‘mille anni’.
San Giovanni in poche righe ripete per ben sei volte che quel periodo sarà proprio di ‘mille anni’.
Le immani tribolazioni previste nell’Apocalisse verrebbero provocate dal fatto che l’Umanità – nonostante l’Incarnazione del Dio-Verbo in un uomo, gli insegnamenti della sua Dottrina,  la sua Passione e Redenzione – si allontanerà sempre più da Dio e diventerà quindi causa del suo stesso male.
Ma dopo la ‘passione’ della Grande Tribolazione l’Umanità comprenderà che tutto quel dolore è stato la conseguenza della propria empietà e – con l’aiuto appunto del Verbo che tornerà da trionfatore per sconfiggere il Nemico – si convertirà.
Da quel momento gli uomini – pur dovendo continuare a fare i conti con i ‘fomiti’ del proprio ‘io’, conseguenza ineliminabile della ferita inferta dal  Peccato originale - non più sobillati da Satana, neutralizzato per mille anni, impareranno a comprendersi, cambieranno stile di vita e daranno l’avvio al famoso millennio di pace di cui parla appunto l’Apocalisse.
Sarà l’avvio di una Nuova Era, percepita profeticamente tale anche da  altre religioni e culture, come se Dio - ad ogni popolo - avesse voluto in anticipo elargire, in vista della grande tribolazione, una speranza consolatoria per il futuro.
Sarebbe questa la famosa era del Regno di Dio in terra, nel cuore degli uomini, l’era del ‘Venga il tuo Regno…’ di cui parla anche la preghiera del ‘Padre nostro’.


8.2 Sant’Agostino e San Bernardo di Chiaravalle: due dottori della Chiesa a confronto!

Le opinioni dei teologi – ancorché non si tratti qui di materia coperta da dogma – non sono univoche riguardo a questa venuta intermedia per la realizzazione del Regno di Dio in terra.
I santi Padri della Chiesa dei primi secoli – vicini alla testimonianza diretta degli apostoli – predicavano, sulla linea della interpretazione letterale dell’Apocalisse, una fase di tribolazioni e persecuzioni anticristiane, quindi l’avvento di un ‘Anticristo’, infine una ‘venuta’ o manifestazione gloriosa di Cristo (di natura però diversa, come già detto, da quella finale del Giudizio universale) il quale con il suo ‘soffio’ avrebbe distrutto l’Anticristo per instaurare stabilmente il suo Regno in terra.
In quell’epoca di persecuzioni, con i cristiani che finivano facilmente in pasto alle belve nei circhi, non dovette essere per essi difficile pensare di essere già nell’epoca della grande tribolazione e che quindi il ritorno di Gesù a far giustizia dei malvagi dovesse essere imminente.
San Paolo stesso aveva però ammonito le prime comunità a non  precorrere troppo i tempi, facendo presente in una delle sue lettere che prima del ritorno di Cristo avrebbero dovuto manifestarsi l’Apostasia, cioè l’allontanamento dalla fede da parte dei cristiani, ed il ‘figlio dell’Iniquità’: 2

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Ora, circa la venuta del Signore nostro Gesù Cristo e la nostra riunione con lui, vi preghiamo, o fratelli, di non lasciarvi così presto turbare lo spirito, né allarmare da rivelazioni o da dicerie o da lettera data per nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente.
Nessuno vi inganni in alcun modo. Che se non verrà prima l’Apostasia, si riveli il figlio dell’iniquità, il figlio della perdizione, l’avversario che si innalza al di sopra di ogni cosa chiamata  Dio e oggetto di culto, fino ad assidersi nel Tempio di Dio, proclamandosi Dio lui stesso…
Non vi ricordate che io vi dicevo questo fin da quando ero in mezzo a voi? E voi ben sapete che cosa impedisce la manifestazione, che avverrà a suo tempo. Infatti il mistero dell’iniquità è già in azione; soltanto v’è chi impedisce, finché sia tolto di mezzo.
Allora si manifesterà l’empio, ma il Signore Gesù lo ucciderà col soffio della sua bocca e annienterà con lo splendore della sua venuta, lui, la cui venuta avverrà nella potenza di Satana, con ogni sorta di portenti, di segni e di prodigi menzogneri, e con tutte le seduzioni dell’iniquità per quelli che si perdono, perché non hanno voluto accogliere l’amore della verità che li avrebbe salvati.
Per questo Dio manda loro una potenza seduttrice, sì che essi credano alla menzogna, affinché vengano condannati tutti coloro che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell’iniquità’.

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Se nei primi secoli del cristianesimo l’attesa spasmodica di questa venuta e dell’era di felicità aveva costituito – per dei popoli pagani che badavano molto alla ‘materialità’ - una delle molle del proselitismo che più li spingeva a farsi cristiani, la cosa aveva cominciato a diventare piuttosto imbarazzante nel IV° secolo d.C., l’epoca di Sant’Agostino, quando di questo ritorno glorioso di Cristo non si vedeva più neppure l’ombra e le critiche e le ironie dei miscredenti pagani non mancavano di mettere il dito sulla piaga per mettere i cristiani alla berlina accusandoli di credere ai miti come degli ingenui.
Sant’Agostino, che pur all’inizio credeva a questa futura venuta intermedia di Gesù, aveva tuttavia finito per concludere che se questa ‘venuta’ tardava così tanto a manifestarsi, il fatto poteva essere attribuito al non aver ben compreso l’Apocalisse, avendola letta ed interpretata in maniera letterale mentre avrebbe dovuto forse essere letta in maniera allegorica.
Tralasciandone l’interpretazione ‘letterale’ si sarebbe allora potuto pensare che la venuta gloriosa in questione potesse essere intesa allegoricamente come quella  dell’Incarnazione’, andando quindi riferita al passato, cosa che avrebbe spiegato come mai quella tanto attesa ‘venuta imminente’ tardasse tanto.
In realtà venne anche sottovalutato il fatto che sia nel Prologo che nell’Epilogo dell’Apocalisse Gesù – quasi avesse voluto metterci bene in guardia dal futuro equivoco -  dice chiaramente a San Giovanni che i fatti mostratigli in visione si riferiscono al futuro.
In conseguenza della ‘retrodatazione’ operata da Sant’Agostino, tale  seconda venuta gloriosa  avrebbe anche potuto essere intesa – sempre allegoricamente parlando – non solo come quella della Incarnazione, ma ad esempio come quella della manifestazione di Gesù risorto, con le sue apparizioni con il Corpo glorificato nel Cenacolo ed in altri luoghi, prima della definitiva Ascensione al Cielo.
La conclusione che ne derivò fu che di venuta intermedia – per non rischiare di cadere nel ridicolo - non se ne sarebbe più dovuto parlare, e che  sarebbe rimasto solo da attendere la venuta di Gesù alla fine del mondo per il Giudizio universale.
Ma poiché l’Apocalisse diceva anche – per ben sei volte – che dopo quella venuta Satana sarebbe stato incatenato per ‘mille anni’ e che, dopo che fosse stato liberato per breve tempo, sarebbe tosto giunta la fine del mondo, ecco che – dalla retrodatazione operata da Sant’Agostino - ne derivò l’errata convinzione di stare vivendo in quell’epoca il millennio finale della Storia, quello dell’Era di felicità e del Regno di Dio in terra di cui parlava l’Apocalisse di San Giovanni.
Lascio a voi pensare – con il senno di poi – quanto siano stati di felicità e pace non solo il primo millenio dopo Cristo ma neppure il secondo, specie con le persecuzioni anticristiane iniziate a seguito delle ideologie della Rivoluzione francese e proseguite con i regimi atei del novecento, con i cento milioni di morti provocati dalle guerre del secolo appena trascorso.
Da questo equivoco di Sant’Agostino, cioè dall’applicazione della ‘venuta’ al passato anziché al futuro, con la conseguente convinzione di stare vivendo la fase storica del millennio finale di pace di cui parla l’Apocalisse - sarebbe comunque poi derivata la successiva credenza dei ‘millenaristi’ di allora che – alla fine del primo millennio – si raccomandavano l’anima al Signore pensando sarebbe presto arrivato lo scatenamento di Satana con le persecuzioni anticristiane finali, la fine del mondo ed il Giudizio universale.3
L’interpretazione allegorica dell’Apocalisse proposta da Sant’Agostino – grazie al prestigio di cui egli godeva -  fu accettata, e come già detto, tolse i Capi della Chiesa dall’imbarazzo di quella mancata venuta ‘imminente’ che metteva in ridicolo sia l’Apocalisse che  i brani escatologici del Vangelo.
Essa privò però di senso logico una larga parte del testo dell’Apocalisse che secondo l’interpretazione letterale era invece chiarissimo.
E quanto tale mancata venuta fosse imbarazzante per Agostino, santo ma non infallibile, lo si evince – ancora molti secoli dopo di lui – anche da quanto dice lo stesso Loisy.
Questi infatti - per sostenere la sua tesi della tarda composizione dei vangeli, tarda composizione che a suo avviso avrebbe favorito la mitizzazione dei testi a detrimento della loro veridicità e storicità – sostiene che era proprio perché i discepoli attendevano ‘l’attesa imminente del Regno di Dio’ che essi ‘non si preoccupavano troppo di raccogliere bene per iscritto i suoi insegnamenti’ per cui i vangeli sarebbero stati compilati molto tempo dopo dai cristiani successivi che avrebbero potuto così avere il tempo di ‘costruirci’ sopra tutta una serie di invenzioni…miracolistiche e mitologiche.
 E sempre Loisy – al fine di squalificare l’attendibilità della predicazione di Gesù – continua dicendo che ‘Egli insegnava che il Regno di Dio doveva venire subito e predicava, se non la fine del mondo, per lo meno la fine dell’era presente, la fine del Regno di Satana e delle potenze infernali, l’avvento del Regno di Dio, la resurrezione dei morti e il grande giudizio finale…’.
A Loisy – ‘grande maestro’ dell’ottocento, anche se nemico del cristianesimo e pur così criticabile nelle sue interpretazioni, come abbiamo visto anche nel volume precedente - non faceva difetto la conoscenza dei fatti.
Egli aveva infatti ben compreso – al pari dei primi Padri santi della Chiesa - che il Gesù dei vangeli predicava in realtà un proprio ‘ritorno’ ed un avvento del suo Regno in terra, nella Storia, e non solo un ritorno alla fine del mondo per instaurare un Regno spirituale in Cielo.
Tanto è vero che rileggendo le parole di Loisy emerge che gli risulti ben chiara la successione degli eventi dell’Apocalisse: prima l’instaurazione del Regno di Dio in terra, con la fine dell’era presente e con l’incatenamento di Satana per ‘mille anni’, quindi la successiva sconfitta definitiva di Satana con la resurrezione dei morti ed il giudizio finale con l’avvento finale del Regno di Dio nei cieli.
E lo stesso dicasi per Bultmann, il noto teologo protestante moderno che in questi miei libri associo spesso a Renan e Loisy .
Egli - proprio al riguardo della ‘Parusia intermedia’ e propugnando l’esigenza di depurare i vangeli di tutti quelli che egli ritiene miti, come ad esempio la divinità di Gesù e la sua Resurrezione (e non vi dico qui di quante altre cose ancora…) - scrive testualmente: ‘La stessa ‘Parusia’ di Gesù Cristo viene liquidata dal semplice fatto che non ha avuto luogo così prontamente come si attendeva il Nuovo Testamento…’.
Agostino – santo ma non infallibile - fece dunque ‘scuola’ e i teologi dei secoli successivi si adeguarono alla sua interpretazione: persino S. Tomaso d’Aquino!
Quest’ultimo - dotto in tutto e caposcuola dei teologi ma non esperto nella difficile Scienza della Apocalittica e della Escatologia – aveva concluso che se quell’interpretazione di Agostino sulla ‘Parusia’ dell’Apocalisse andava bene ad Agostino non poteva che andar bene anche a lui.
E’ il solito ‘principio di autorità’ per cui quando una certa cosa la afferma qualcuno che gode di ‘autorità’, gli altri finiscono per ‘accodarsi’ acriticamente ed accettarla in forza del prestigio di cui questi gode.
E’ tutta la psicologia umana che funziona in questa maniera, ed è per questo modo di ragionare che poi nella Storia succedono guai e tragedie immani.
Nel mondo cristiano protestante - dove si tende ad considerare la Bibbia più nel suo significato letterale, qualche volta eccedendo – milioni di persone continuano invece a credere ad una  venuta intermedia, dando poi magari della stessa interpretazioni difformi.
A livello di studi teologici cattolici, dopo il Sant’Agostino del IV° secolo, l’argomento della venuta intermedia non è più stato oggetto di una vera e propria revisione critica.
S. Bernardo di Chiaravalle nel dodicesimo secolo  continuava tuttavia a predicare la venuta intermedia con grande autorità.
Questi fu un illustre personaggio, grande mistico e carismatico, prodigo di miracoli, influentissimo presso papi e re, grande esperto dottrinario, canonizzato nel 1174.
Egli – che nel 1830 è stato riconosciuto ‘Dottore della Chiesa’ - predicava una seconda venuta intermedia del Verbo-Gesù, prima di quella finale del Giudizio universale.
Sa Bernardo non la concepiva tuttavia come una venuta di un ‘Gesù visibile’, ma come di un ‘Verbo-Gesù nella potenza dello Spirito Santo’, che sarebbe venuto nel segreto del cuore dei suoi eletti.
Nessuno si è mai preoccupato di  ‘scomunicare’ San Bernardo, né allora né dopo e né ora, visto che di questa sua specifica predicazione ve ne è traccia persino nell’attuale Breviario che i nostri sacerdoti consultano giornalmente4.

Ora però - nei nostri tempi moderni - tutta una serie numerosa di mistici cattolici, e fra questi Maria Valtorta, cominciano a profetare che la seconda venuta del Signore, quella intermedia, è imminente, che imminente è la manifestazione dell’Anticristo e la sua successiva rapida distruzione, ed imminente è pure, dopo la grande tribolazione, l’instaurazione dell’Era di Pace, il Regno di Dio in terra.
In tutto il mondo si diffondono poi movimenti religiosi e sette con decine di milioni di seguaci che parlano di una prossima età dell’oro.
Si tratta dei cosiddetti movimenti New Age che propagandano l’avvento dell’Era della Costellazione dell’Acquario subentrante a quella dei Pesci che ha caratterizzato il millennio appena trascorso.
Siamo di fronte a credenze esoteriche profondamente anticristiane di derivazione gnostica, portate avanti sotterraneamente dalla Massoneria internazionale iniziatica, che propugnano il superamento delle attuali religioni ed in particolare di quella cattolico-cristiana ma che rielaborano in chiave materialistica il concetto di era spirituale del ‘millennio felice’ di cui parla invece l’Apocalisse.
E’ un argomento che richiederebbe un ben altro approfondimento che in questa sede non è tuttavia possibile.
La ragione per cui il Gesù valtortiano dice nel Discorso della Montagna che la profezia di Daniele, riguardante la prima venuta del Messia, era la chiave per la comprensione dei tempi di allora e di quelli futuri, consiste dunque nel fatto che la prima venuta erafigura’ della seconda venuta intermedia, e forse anche della venuta finale.
Così come nel collegio apostolico della Chiesa delle origini vi fu il traditore Giuda che cospirò per provocare il ‘deicidio’, cioè l’abominazione della desolazione sotto l’ala del Tempio, così in futuro – dicono alcuni mistici - ci sarà un altro ‘uomo iniquo’ il quale, dall’interno della Chiesa, agirà come una sorta di ‘Anticristo’.
Costui opererebbe però in parallelo con un altro Anticristo esterno - un personaggio della sfera della politica - figlio anch’egli dell’iniquità.
Si tratta in sostanza delle due Bestie già citate di cui parla l’Apocalisse.5
Non saprei dire quale dei due sia più ‘anticristo’ dell’altro. Forse – riflettendo – sarà più ‘anticristo’ quello all’interno della Chiesa, visto che sarà un suo traditore come Giuda.
Qualche esegeta tende ad interpretare le due Bestie non come persone ma come dei ‘princìpi astratti’, e cioè come ‘situazioni storiche’ avverse al cristianesimo, prodotte dalla ‘politica’ intesa in senso generale e dalla ‘cultura’ che diffonde le ideologie peggiori.
Ma nell’Apocalisse le due Bestie vengono presentate come personaggi reali, tant’è vero che vengono sconfitte e cacciate all’inferno, luogo in cui non ci vanno i ‘princìpi astratti’ ma le singole persone colpevoli.
La ‘Bestia’ e ilfalso profeta’ ( il primo in rappresentanza del potere politico e il secondo di una Chiesa deviata, e quindi ‘falso profeta’ perché finge, inganna e non parla più a nome di Dio) verranno dunque sconfitti alla seconda venuta intermedia di Gesù  – come recita il testo letterale di Apocalisse -  e non alla fine del mondo come certi esperti di frettolosa lettura hanno creduto di interpretare, confondendo la figura dell’Anticristo dell’Apocalisse con quella di Satana.
Satana verrà infatti sconfitto una volta per tutte da Gesù alla fine.
Il Signore – dichiarando a quel punto chiusa la storia dell’Umanità, essendo ormai completo il numero dei ‘santi’ destinati al Paradiso – farà infatti sigillare dai suoi Angeli Satana per sempre nell’inferno insieme ad una lunga teoria di dannati, il ‘popolo di Satana’, gli uomini cioè che sulla terra avevano preferito seguire lui anziché Dio.


1 G.L.: ‘Alla scoperta del Paradiso perduto’ – Vol. II – Edizioni Segno, 2001

2 La Sacra Bibbia – San Paolo: Seconda lettera ai Tessalonicesi (2, 3-12)  - Edizioni Paoline, 1968

3 Sull’equivoco di Sant’Agostino e sull’Apocalisse leggi – dell’autore - la trattazione più ampia in Cap. 5 di ‘Alla scoperta del Paradiso perduto’ – Ed. Segno, 2001

4 Breviario – Liturgia delle ore, primo volume, Tempo di Avvento (mercoledì della prima settimana) – Editrice poliglotta vaticana

5 G.L.: ‘Alla scoperta del Paradiso perduto’ – Vol. II – Cap. 13 – Ed. Segno, 2001