1. FEDE E RAGIONE

 

Il dibattito teologico degli ultimi due secoli, ancora fino ai giorni nostri, ha visto scontrarsi razionalisti e spiritualisti in un duello che sembra non dovere aver mai fine.
Sostanzialmente – secondo il mio punto di vista che è quello di un ‘razionalista’ convertito che può dire di aver perso il pelo ma non è sicuro di aver perso del tutto il vizio - il ‘razionalista’ lo possiamo anche immaginare come un soggetto che per costituzione mentale presenta una certa difficoltà concettuale al ‘credere’ religioso, fatto questo che può però comportare, spesso a sua insaputa, una sorta di pregiudizio interiore che lo porta a negare certe realtà spirituali appellandosi alla Ragione, adottata come unico criterio di valutazione per discernere il reale dall’irreale, il vero dal falso.
Poi c’è anche il ‘razionalista-materialista’, categoria che nega il ‘miracolo’ della Creazione.
L’uomo – che pur si differenzia in maniera così enormemente macroscopica da tutto il resto del mondo vivente – viene considerato da costui alla stregua di un animale, o meglio di un animale più evoluto.
La natura, poi - nella quale siamo immersi e la cui esistenza non può essere spiegata senza il ricorso al concetto di creazione da parte di una entità spirituale chiamata ‘Dio’ - viene considerata come ‘autogenerata’, cioè come ‘autocreazione’, miracolo quest’ultimo – a ben pensarci - ancor più ‘miracoloso’ di quanto non lo sarebbe la creazione della natura ad opera di un ‘Dio’.
Ed è questo l’assurdo del razionalista materialista: egli non ammette Dio e non ammette il miracolo ma poi – come in tanti documentari televisivi - eleva la Natura con la N maiuscola al livello di una divinità pagana attribuendole personalmente tutti i ‘miracoli’ di Dio che essa ci presenta continuamente sotto lo sguardo.
Ad un intellettuale siffatto pare naturalmente impossibile che l’uomo possa possedere un’anima spirituale, che non è un organo del corpo, è impalpabile e non si vede, come pure che possa esistere un Dio – purissimo spirito - che ha creato l’universo.
Per questo tipo di razionalista-materialista non basta la testimonianza offerta dalla evidenza di Dio nelle sue opere, egli vorrebbe che Dio si ‘dimostrasse’, magari con una bella equazione matematica, da infilare naturalmente in un computer per verificarne la correttezza.
A chi percepisce poi Dio come un principio astratto, pare incredibile la concezione di un ‘Dio personale’ come quello dei cristiani, e gli pare ancor più incredibile che questo Dio si sia potuto ‘incarnare’ in una natura umana, in un uomo chiamato ‘Gesù’.
Figuriamoci se poi quest’uomo chiamato Gesù fa miracoli, muore, risorge e…ascende al Cielo.
Al razionalista – come già detto - è innaccettabile la dimensione soprannaturale del miracolo perché  non ne trova una spiegazione razionale, misurabile ‘scientificamente’, riproducibile in laboratorio, a volontà.
Solo la enormità del Big-Bang - che i più prestigiosi scienziati e ‘premi Nobel’ di Fisica moderna assicurano oggi essere stato il frutto di una liberazione immane di Energia scaturita dal nulla  e che ha dato vita a miliardi di galassie contenenti ciascuna a sua volta centinaia di miliardi di stelle e pianeti in fuga verso l’infinito - lo sta lasciando senza parole.
Il razionalista-materialista ha sostenuto da tanto tempo l’autogenesi dell’universo, ma l’apprendere ora dalla Scienza - che è il ‘nuovo Dio’ del razionalista moderno - che l’attuale solida materia è proprio scaturita all’improvviso da un ‘impalpabile’ nulla è una cosa che lo fa quasi gridare al miracolo, nel quale egli però  per costituzione mentale non può credere.
Ogni periodo storico ha i suoi fenomeni culturali.
Il clima positivista e razionalista degli ultimi duecento anni ha segnato profondamente la cultura e quindi le credenze e i comportamenti della società moderna in tutto il mondo occidentale.
Questa cultura ha prodotto - per inciso - ideologie ed utopie aberranti che hanno fatto passare all’Europa ed al mondo intero i due secoli più terribili della storia dell’Umanità, cominciando dalla rivoluzione francese per arrivare agli ideologismi totalizzanti di massa del ventesimo secolo che si sono diffusi in tutto il resto del mondo.
Le ideologie di quest’ultimo secolo, frutto del razionalismo e del positivismo ottocentesco, hanno riscritto la storia e  ridisegnato la geografia del mondo con una penna intinta del rosso di un bagno di sangue prodotto – è stato ripetutamente scritto – da circa cento milioni di morti.
La mentalità razionalista ha tuttavia avuto anche aspetti positivi favorendo un forte impulso alla ricerca scientifica e tecnologica che ha raggiunto vette inimmaginabili fino a qualche decennio fa, anche se ora cominciamo a comprendere come certe scoperte - quasi ci trovassimo di fronte ai frutti irresistibili di un novello Albero della Scienza del Bene e del Male - non siano tanto facilmente padroneggiabili  da una Umanità che sembra ‘giocare’ con l’energia atomica, con l’ambiente e con la genetica con la non consapevolezza del rischio e la maturità psicologica di un bambino.
I criteri di indagine scientifica, applicati in qualche modo anche al campo teologico, hanno consentito - con il concorso di ricerche multidisciplinari -importanti scoperte nello studio dei vangeli.
Ma anche in questo settore hanno prodotto una influenza determinante quelle correnti di pensiero positivista (nate originariamente in un ambiente protestante ma che tuttavia hanno fatto sentire il loro effetto anche in quello cattolico) che considerano valido solo quanto corrisponde ai criteri della Ragione.
Non si vuole qui togliere nulla a questi metodi, che anzi si sono rivelati in molti casi utili, ma solo contestare il ‘principio’ per cui solo quanto nei vangeli risponda a criteri di ‘razionalità’ deve essere accettato mentre il resto sarebbe evidentemente frutto di manipolazione successiva se non di invenzione.
Viene così negata la possibilità del miracolo, perché considerato a priori razionalmente ‘impossibile’, e fra i miracoli impossibili vengono considerati ancora più impossibili quelli concernenti la presenza di Gesù nell’Eucarestia, per non parlare della sua Resurrezione e Ascensione al Cielo.
Anzi lo stesso Gesù viene guardato con sospetto e – a fronte del pensiero teologicamente ‘ortodosso’ di un Gesù che fu un vero uomo e contemporaneamente un vero Dio – si sono fatte strada altre due correnti di opinione: una che il Gesù dei vangeli in realtà non sia nemmeno mai esistito ma sia il frutto di una elaborazione ‘mitica’ dove ad una ‘dottrina’ è stato prestato il  personaggio inventato di Gesù per darle concretezza storica, l’altra che il Gesù-uomo sia stato realmente un personaggio esistito, peraltro fallito miseramente su una croce, al quale i seguaci avrebbero successivamente creato intorno – attraversi i vangeli - l’alone del ‘Dio’.
Naturalmente, alle conclusioni ‘scettiche’ di questi esegeti, si possono contrapporre conclusioni ‘ortodosse’ di altri esperti che, pur adottando criteri di studio ‘scientifici’ analoghi a quelli dei primi, arrivano alla conclusione della piena storicità e divinità del personaggio Gesù.
Ma se le conclusioni di questi ultimi, alla ricerca evidentemente anche di conferme alla propria fede, potrebbero apparire - proprio per questo fatto -sospette, non lo sono meno quelle dei primi, i demolitori dei vangeli, dalle parole dei quali si intuisce sovente in maniera anche molto chiara la motivazione inconscia di voler arrivare a dimostrare aprioristicamente una ‘tesi’ che in realtà non è frutto coerente di una ‘dimostrazione scientifica’ ma di un  pregiudizio ideologico, con buona pace delle asserite buone intenzioni di ricerca teologica con metodi, appunto, ‘scientifici’.
Si arriva dunque ad una situazione in cui - se si esclude la dimensione della fede - sembra che dal punto di vista strettamente ‘scientifico’ vi siano tante probabilità per credere come per non  credere,  libero ognuno di propendere per una tesi piuttosto che per l’altra a seconda della propria disposizione interiore.
E’ come se Dio - al di là della evidenza abbagliante della natura e dell’universo che ci circondano - volesse, dal punto di vista ‘scientifico’, nascondersi e giocare a rimpiattino per lasciarci piena libertà di credergli o di non credergli, con una ‘luce’, insomma, che sembra quasi voglia illuminare chi vuol credere ma ‘accecare’ chi non vuole.
Non è un Dio che voglia obbligarci ad amarlo imponendosi al nostro ‘io’ con una evidenza ‘scientifica’ che non ci lasci alcuna possibilità di scampo e che ci obbligherebbe a seguirlo non per amore ma per una sorta di ‘necessità’ scaturita dalla ‘violenza’ dell’evidenza intellettuale, quanto un Dio che - nascondendosi e facendo capolino da dietro un angolo e poi da un altro, per poi subito scomparire -  ci lasci liberi, nel dubbio, di andare a cercarlo solo se vogliamo.
E’ in definitiva il concetto di libertà e di libero arbitrio.
Dio ci lascia liberi  affinchè possiamo volerlo autonomamente, perché Egli non vuole un popolo di automi ma di ‘figli’.