('Saggezza infinita - Il grande libro della felicità' - Edizioni Segno)
  - dagli scritti dell' Abbazia di Saint-Joseph de Clairval -

6. Preghiera e meditazione

6.1 – Dono o… ’cavallo di Troia’?

Sono qui un poco assorto che sto riflettendo sul capitolo che ho scritto ieri: quello dell' ascesi. Ripenso alla spiegazione che ne ha dato lo Zoffoli, e mi sembra che mi sfugga qualcosa.
Si era parlato di esercizio volontario, metodico, laborioso e poi ancora di mangiare, bere, sesso, orgoglio, stima di se stessi, superbia...
Sembrerebbe che ci sia proprio tutto, eppure...
Rivado al Cap. 1, quello del 'Contratto'. Cos' è che diceva la 'Luce'?

Luce:
Figlio, sei chiamato all'ascesi.
Non tutti lo sono. E' un gran dono esserlo: è come ricevere un grado superiore per il buon combattimento di Fede.
Un buon apostolo così diventerai ascendendo al Padre.
Dal Padre si ricevono la Grazia, i consigli, la forza per poter portare Me e per poter fare in modo che i cuori accettino Me.
E' un impegno forte a cui ti devi incamminare.
Prendi le tue decisioni senza perdere troppo tempo.
Desidero - nelle tue preghiere di questa sera - avere una risposta chiara e limpida.
Non ti porre domande, dubbi.
Abbi fiducia, figlio.
Io accamperò i miei angeli attorno a te per protezione, da ogni lato, compresa la mente e il tuo cuore.
Inizia a sperimentare la Grazia del mio Amore, ma devi inziare a pregare molto di più.
Più preghiera, più ascendi...
Più ti comunichi, più ascendi...
Più ascolti e mediti, più ascendi...
affinchè tu possa essere un vero ascetico  laicale.

Pondero su quello che ho scritto. Andiamo con ordine.
Dice che son 'chiamato' all' ascesi...
Perchè 'chiamato' ? Perchè è un dono! Ma perchè è un 'dono'?
I 'doni', mi dico, sono 'gratuiti' ma poi in qualche modo bisogna contraccambiarli, no? Vi è mai capitato, a volte, specie durante le Feste di Natale, dopo che avete speso uno stipendio in regali e dite:
'Ora basta, anzi l' anno prossimo basta. Ci diamo una regolata!'...?
Poi ti telefona un amico che dice di voler fare un salto a farti gli auguri e tu ti dici:
'Speriamo che  non mi porti nessun regalo, perchè altrimenti glielo devo fare anch' io!'
Ecco, io non vorrei che questo dono fosse come quello dei greci ai troiani. Ve la ricordate quella del cavallo di Troia?
'Time Danaos et dona ferentes': 'guardati dai greci, specie se portano doni', traduceva il mio professore di latino.
'E' un dono' avevano mandato a dire i greci dopo che avevano fatto finta di andarsene: ma dentro  alla pancia del cavallo cosa c' era? C' erano dei soldati che nottetempo avrebbero aperto le porte della città per farla espugnare dal resto dei soldati greci che sarebbero intanto ritornati dal mare...

'Ecco, e se l' ascesi - anzichè un dono - fosse un 'cavallo di Troia?', dice la mia testa di sinistra.
'E va bè - risponde quella di destra - i troiani non lo sapevano ma tu lo sai, e tutt' al più, le porte della città, o meglio il coperchio del baule del tesoro, al minimo click sospetto della combinazione della serratura – lo hai detto prima tu stesso - blocchi e molli tutto, no? Di che hai paura?'.
Giusto, di che ho paura? Cos' altro diceva la Luce?
'E' come ricevere un grado superiore per il buon combattimento di Fede'...
Combattimento? di Fede? Boh...!
'Un buon apostolo così diventerai ascendendo al Padre...'
Ah, ecco. Con l' ascesi ci si distacca e ci si eleva e quindi ci si avvicina a Dio Padre...
'e dal Padre si ricevono la Grazia, i consigli, la forza per poter portare Me e per fare in modo che i cuori accettino Me...'

Cosa si diceva - nell' altro  libro -  della Grazia?
Che è una sorta di stato di 'amicizia' con Dio! E se è amicizia,  cosa fa un vero 'Amico'? Ti aiuta, ti consiglia.
Per che cosa?
Nel caso specifico per fare apostolato, cioè 'portare' Gesù.
Ok. Fin qui ci siamo, tutto fila. Andiamo avanti.

'E' un impegno forte... a cui ti devi incamminare.
‘Forte’? Perchè? Già, se ripenso a tutto quel discorso e soprattutto ai 'sinonimi'..., sì, è proprio un impegno 'forte'..
'Non ti porre domande, dubbi. Abbi fiducia, figlio...'
Ok.
'Io accamperò i miei angeli intorno a te per protezione, da ogni lato, compresa la mente e il cuore...'
Va bene. Ma... un momento! Che bisogno c' è di ‘accampare’ angeli? Attorno a me? Per 'protezione'? E da ogni lato? Compresa la mente e il cuore?
Protezione da cosa? Un momento, perchè, perchè 'protezione'? E perchè nientemeno che degli 'angeli'? Cosa c' entrano con la mia 'ascesi'?
Meno mangiare, meno bere, meno..., meno orgoglio...meno stima, meno 'sinonimi'..., ma che c' entrano gli angeli? Da chi ti devono proteggere? E perchè?

Rimango a pensare un pò inquieto al 'cavallo di Troia'...

Cos'è che aveva  però anche detto?
'Non ti porre domande. Non avere dubbi, figlio...'
Va bene, chiuso.
'Inizia a sperimentare la Grazia del mio Amore...ma devi iniziare a pregare molto di più...'
La Grazia, abbiamo detto, è l' amicizia, e allora va bene. Ma quel 'inizia a pregare molto di più'... Io ho l' idiosincrasia della preghiera! Idiosincrasia? Cosa dice esattamente il vocabolario del Palazzi?

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Idiosincrasia: disposizione, propria a ciascun individuo, a reagire in modo particolare all' azione degli agenti esteriori, specie dei medicamenti... Sinonimi: ripugnanza, incompatibilità, allergìa...

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Ecco, io sono 'allergico'. Non so se la preghiera sia un 'Medicamento', ma io mi sento 'incompatibile', la considero una cosa da 'femmine', da 'perpetue'. Avete mai visto che in Chiesa, per esempio, son tutte donne? Già..., vi siete mai chiesti perchè? Io più di una volta. Non sono più 'stupide' di noi uomini, mi ero detto i primi tempi. Anzi spesso - lo sospetto e l' ho già detto - sono più intelligenti, certamente più 'furbe', e allora, perchè son sempre lì in Chiesa? Loro sì e noi no? Non lo so.
Forse... proprio perchè son più 'furbe'..., o più 'intelligenti'.
Continuiamo...

Più preghiera, più ascendi...
Più ti comunichi, più ascendi...
Più ascolti e mediti, più ascendi
affinchè tu possa essere un vero ascetico laicale.

In fin dei conti…, la preghiera 'costa' meno del rinunciare (moderatamente, per cominciare) al mangiare, al bere e al resto.... Quindi, con un poco di sforzo, si potrebbe anche provare. Diciamo una mezz' oretta al giorno. Quando non ho niente da fare... Nei ritagli di tempo... così li utilizzo proficuamente. Come dire unire l' utile al dilettevole o far di necessità virtù. Non è che releghi la preghiera agli 'scarti' di tempo, sia ben chiaro, ma è che siccome è già difficile per me superare l' allergia, forse ci riuscirò più facilmente - per cominciare - se lo farò a tempo perso...
'A tempo perso?'.
Sì, no,  insomma...E cosa dico poi però nella 'preghiera'? Le 'giaculatorie' non mi piacciono:  ho l' idiosincrasia verso i 'medicamenti'!

 

6.2 – Il facchino di S.Filippo Neri: ‘Diventiamo un santo e facciamo allegramente l’avventura…’.

Mi viene in mente un libro che avevo letto e che parlava della preghiera.

Lo cerco: libreria: lo trovo: 'SAGGEZZA INFINITA - Il grande libro della felicità' - Edizioni Segno - 1996.
Nella copertina si legge 'dagli scritti dell' Abbazia di Saint-Joseph de Clairval... raccolta dei testi e revisione a cura di Piero Mantero'.
Il capitolo che mi interessa si intitola:
‘UN' ENERGIA CHE VIENE DALL' ALTO’.
Rileggiamolo insieme:

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La carità, che è il riassunto del Cristianesimo, è una virtù soprannaturale che ci fa amare Dio al di sopra di ogni cosa, a causa della sua Bontà infinita, e il nostro prossimo come noi stessi a causa di Dio. La carità è una 'virtù', una forza 'soprannaturale'; essa non può che venirci da Dio. Il motivo per cui dobbiamo amare Dio è 'la sua Bontà infinita': a causa di questa 'Bontà infinita', egli è infinitamente degno di essere amato, anche se non ci fosse alcuna ricompensa promessa a coloro che l' amano, né alcun castigo riservato a quelli che non l' amano. Questo amore di Dio è obbligatorio; ecco perchè dobbiamo fare almeno ogni tanto, sotto una forma o l' altra, atti di carità. Al contrario il peccato è una rivolta contro Dio. Quando il peccatore è tentato, sente la voce della sua coscienza, cioè la voce di Dio, che gli dice: 'Non vendicarti. Non godere di questo piacere nel disordine (vizio solitario, peccati commessi in due, adulterio, contraccezione, aborto, divorzio, ecc.). Abbandona questo bene che non è tuo'. Ma il peccatore che cede alla tentazione risponde, non a parole, ma con la sua volontà e i suoi atti: 'Signore, non voglio obbedirti. Non voglio essere onesto; non voglio essere leale. So che non devo commettere questo peccato, ma voglio commetterlo'.
Ed egli soccombe perchè non prega.
Colui che non prega si danna, ecco perchè:
1) Per salvare la nostra anima dal fuoco eterno, occorre adempiere ai comandamenti di Dio.
2)  Per  adempiere ai comandamenti di Dio, occorre l' aiuto di Dio, cioè la grazia attuale: Senza di me, dice il Signore, non potete fare nulla.
3)  Perchè Dio  ci conceda il suo aiuto , occorre domandarglielo, occorre pregare: Riceverete gli aiuti necessari, dice Dio, ma chiedeteli. Dio poteva concederceli senza questa condizione, ma non ha voluto. Come egli vuole che per avere pane noi seminiamo grano, così vuole che per ottenere il suo aiuto, noi seminiamo le nostre preghiere. Senza preghiere, niente grazia; senza grazia nessuna vittoria sul peccato, nessuna salvezza. E Nostro Signore ci avverte: Larga è la via che conduce alla perdizione e sono numerosi quelli che la seguono; stretta e angusta è la via che conduce alla vita eterna, e ce ne sono pochi che la trovano (Mt 7, 13). Domandiamo nell' Ave Maria alla Santissima Vergine di pregare per noi, adesso e nell' ora della nostra morte. Tuttavia la preghiera non ci esime dall' agire. La nostra volontà rimane libera.
'Che cosa ci vuole per essere salvati?' domandava al santo e sapiente Tomaso d' Aquino sua sorella che era religiosa. Invariabilmente egli le rispondeva: 'Ci si salva se lo si vuole'. Il seguente racconto ci aiuterà meglio a comprenderlo.

Quattro versetti
Un povero facchino di Roma, che non andava molto spesso in Chiesa, vi si trovava eccezionalmente, il giorno di Ognissanti. Sua madre era morta quell' anno ed egli era voluto venire a pregare per lei in chiesa. Eravamo nel Sedicesimo secolo. Il suo mestiere di facchino consisteva nel trasportare carichi pesanti per poche monete. La sera spendeva all' osteria il guadagno della giornata. Non andò all' osteria il giorno di Ognissanti. Si recò in chiesa, in un angolo, contro un pilastro. Cercò perfino di ritrovare dentro di sè le preghiere che gli aveva insegnato sua madre nei tempi lontani della fanciullezza. Egli era là quando il predicatore salì sul pulpito: era san Filippo Neri. Egli predicò sulla necessità di conquistare la santità e ripetè per ben dieci volte che, per morire in santità, bisognava vivere in santità. Il nostro povero facchino, nel suo angolo, fu sbalordito: le parole 'vivere in santità, morire in santità' gli entravano nelle orecchie come la grandine spazzata dall' uragano.
Uscì per ultimo dalla chiesa; sentiva sempre la stessa musica: bisogna vivere in santità, bisogna morire in santità. Questo ritornello gli ritornava in mente sulla piazza, nei sogni, e perfino sui banchi dell' osteria. Dopo tutto, si disse, perchè non imparare il mestiere? Non potrà andare peggio, varrà bene quanto il mio mestiere di facchino.
Diventiamo un santo e facciamo allegramente l’ avventura. E il facchino si rimette in strada per andare a trovare il predicatore. Roma non parlava che di questo grande servitore di Dio, tutti lo conoscevano, perfino i facchini: lo chiamavano il santo. Il nostro uomo va dunque a suonare al convento di san Filippo (l' Oratorio). Gli apre un fratello.

Vorrei vedere il santo perchè mi insegni il mestiere.
Che santo volete vedere e che mestiere volete imparare?
Il santo che voglio vedere è quello della vostra casa, il vostro Filippo Neri, voglio che si occupi di me.
Viene così condotto da Filippo Neri, e appena lo scorge:
Buon giorno, mio santo, vengo per essere un santo.
Vi hanno ingannato, amico mio, io non sono un santo.
Non siete dunque il signor Filippo Neri?
Ora dite il vero, mi chiamo Filippo Neri.
Allora, siete il mio santo; insegnatemi il mestiere: che devo fare per essere santo?

Filippo Neri si raccolse un istante e consultò il Signore. Poi gettò uno sguardo  pieno di bontà e di tenerezza su questa natura semplice, che la provvidenza gli mandava.

Amico mio, gli disse, sapete leggere?
Se so leggere... se so leggere.... mio santo, credo proprio di sì. In altri tempi guardavo delle immagini e leggevo preghiere nel libro di mia madre... sicuro: ma è passato molto tempo.
Filippo prese un Nuovo Testamento, l' aprì  e lo presentò al facchino:

Amico mio, leggerete questi quattro versetti solamente, ma molto pacatamente, e verrete a trovarmi tra otto giorni.
Leggere solo quattro versetti per essere un santo! Ma è uno scherzo!
No, amico mio, è molto serio, ma li leggerete con grande attenzione.
Mio santo, ve lo prometto e tornerò fra otto giorni; arrivederci mio santo.

Era un vecchio soldato e diceva mio santo, così come i soldati dicono: mio capitano! Allo spirare degli otto giorni, egli tornò:

Buon giorno, amico mio, avete letto bene i vostri quattro versetti?
I quattro versetti... i quattro versetti, già, non è così facile da leggere!
Come sarebbe?
Eccoli i vostri versetti: pregherete Dio... non bestemmierete... non vi ubriacherete, ecc. credete che sia facile da fare?
Pertanto l' avete fatto?
Sì, l' ho fatto, ma in certi momenti bisognava trattenersi molto.
Ebbene! amico mio, siete sulla via della santità; coraggio, ma dovete ancora imparare quattro o cinque versetti.

Parlarono per alcuni istanti. San Filippo si abbandonò alla speranza. Le pronte repliche del facchino facevano presagire il più felice successo. Arriva il momento della partenza; il discepolo riceve i quattro versetti, augura il buongiorno al santo e promette di ritornare di lì a otto giorni.

Passano gli otto giorni ed il facchino non torna. San Filippo si preoccupa e prega per il suo amico. Otto giorni, quindici giorni si aggiungono agli altri otto precedenti. San Filippo era desolato, non sperava più molto, ma pregava sempre. Il povero facchino, in un momento di esaltazione religiosa, aveva iniziato ma, senza dubbio, si era scoraggiato e aveva messo nel dimenticatoio le lezioni dei quattro versetti... Mentre Filippo faceva queste  tristi riflessioni, si sentirono i passi pesanti e marcati di un uomo che avanzava nel corridoio, e quasi subito fu battuto alla porta: 'E' lui!' gridò il santo balzando verso la porta per aprire...
In effetti era lui, ma in quale stato! Il facchino si appoggiava su un bastone. Una specie di cravatta gli passava sotto il mento, per annodarsi in cima alla testa. Le gote erano punzecchiate da una ventina di croste, a metà cicatrizzate, che arrivavano all' altezza del naso. Lo stesso naso era solcato da due o tre strisce bluastre che tentavano di guarire.

Che cosa vi è capitato, mio caro amico, e chi può avervi trattato così?
Siete voi, siete voi! Non cercate altro colpevole.
Come sono io? Vogliate spiegarmi...
State a vedere, è semplice: me ne andavo con la mia gerla, sulla strada di Albano, a portare delle commissioni. Incontro una carrozza a due cavalli. Alla vista della mia gerla e delle commissioni, le bestie si raddrizzano, si impennano, si gettano nel fossato e spezzano la carrozza. Il giovane signore si sbarazza come può del suo equipaggio, su lancia su di me e mi fa rotolare nel fango; mi picchia sulla testa a colpi di frusta per almeno dieci minuti. Ah, mio santo, se l' avessi voluto, avrei potuto stritolare questo bel signore e l' avrei lanciato sulle sue bestie o sul suo carro rotto; vedete le mie braccia, vedete questi muscoli possenti... E' colpa mia se la gerla ha fatto paura ai suoi cavalli? Posso io separarmi dalla mia gerla? E' il mio pane. Sì, mio santo, l' avrei stritolato; ma avevo appena letto i miei quattro versetti; essi dicevano: Fate del bene a coloro che vi perseguitano; quando vi picchiano sulla guancia destra, offrite anche l' altra. Non ho avuto bisogno di offrire niente, egli le aveva trovate tutte e due. Non ho detto niente. Quando è partito mi sono raggomitolato. E' così che bisogna fare, mio santo? Sono all' ospedale da quindici giorni, l' ho lasciato stamattina.
San Filippo, commosso fino alle lacrime, strinse il facchino sul cuore e abbracciò a più riprese questa figura coperta di cicatrici rossastre. Questi due uomini non si separarono più. Il santo propose al facchino di farsi religioso e di restare con lui. Il brav' uomo cadde in ginocchio e si mise a piangere: non avrebbe mai creduto che gli si potesse fare l' onore di una tale proposta...
Egli diventò, non senza molti sacrifici, un fratello della più perfetta edificazione. Era un modello di preghiera, d' umiltà e d' obbedienza. Era voluto diventare un santo, tenne fede al Buon Dio. In capo a vent' anni di vita religiosa, egli moriva come un santo.
Certamente non tutto è da imitare nella ingenuità di questo facchino, ma possiamo trarne una lezione di generosità nel soffrire le pene che derivano dai doveri del nostro stato, e nel vivere da santi se vogliamo morire da santi.

Rimango un bel poco pensoso a rifletterci sopra. L'avevo già letto, questo brano. E qualcosa infatti - ma vagamente - ricordavo, certo però che l' avevo letto come un simpatico e colorito 'aneddoto', senza trarci alcun insegnamento se non quel ricordo vago che riguardava la 'preghiera', ricordo che il mio 'subconscio' ha oggi ripescato nel suo archivio segreto.
Ora però cerco, schematicamente, di farmi una sintesi di concetti:

* Tutti siamo peccatori.
* La Carità è un dono soprannaturale.
* Essa pertanto non può venire che da Dio.
* Non si va in Cielo senza 'carità', che è Amore.
* Il peccato - per contro - è una rivolta contro Dio, anche inconscia.
* Ma il peccatore soccombe alla sua 'debolezza' perchè non prega.
* Chi non prega si danna perchè:
- per salvare l' anima occorre adempiere ai comandamenti
- per adempiere ai comandamenti occorre avere l' aiuto di Dio
* perchè Dio ci  aiuti bisogna almeno domandarglielo, cioè pregare
* un  ottimo modo di pregare  è di meditare ma anche applicare il Vangelo    
* per applicare il Vangelo bisogna però combattere contro il proprio Io
* il combattimento contro l' Io mette sulla via della santità

Concludo allora, dopo una ulteriore pausa di riflessione che - poichè un 'laico' è una cosa molto diversa da un sacerdote, come da un religioso in genere - la 'santità' la possiamo lasciare a costoro mentre la via alla santità - che è una 'scala' che da terra arriva fin su in cielo - è sufficiente che il 'laico' la percorra un gradino alla volta, insomma... con un poco di buona volontà.

Oltretutto - mi dico - mentre io credevo prima di avere l' idiosincrasia per la 'preghiera', ritenendo che fossero preghiere solo quelle cose ripetitive che vengono  meccanicamente recitate, mi accorgo invece che non ce l' ho proprio - l' idiosincrasia - verso la lettura e meditazione del Vangelo. Specie ora che ne ho letto la versione letteraria - in presa 'diretta', come dico io - della mistica Valtorta.

Questa ( 'testa di destra') è la mia 'preghiera'  ideale per la mia piccola via all' ascesi 'laica': leggere e meditare la Bibbia, più e meglio che posso, e cercare di applicarne i suggerimenti meglio che posso...
...Senza però arrivare (‘testa di sinistra’) ai limiti estremi di quel 'facchino'…, quello  di San Filippo Neri, che da 'laico' ha finito per farsi 'prete'...